17 aprile 2013 09:00

Haruhiko Kuroda, il neogovernatore della Banca centrale del Giappone, ha annunciato un radicale cambio di rotta della politica monetaria. La svolta è basata su tre pilastri: il primo è l’obiettivo di far salire l’inflazione al 2 per cento “nel più breve tempo possibile”; il secondo è l’espansione (entro la fine del 2014) del 100 per cento della base monetaria; il terzo è la ricomposizione del mix di acquisto di titoli in favore di titoli più rischiosi.

Potenzialmente è il più ampio esperimento di espansione della quantità di moneta nella storia economica dei paesi sviluppati. Vuole cercare di portare fuori il Giappone dalla trappola della deflazione, una situazione in cui le famiglie si aspettano una riduzione dei prezzi e quindi rinviano gli acquisti di beni durevoli, mentre le imprese devono fronteggiare tassi d’interesse reali alti, e quindi ridurre gli investimenti, anche se i tassi nominali sono a zero. In questi casi la banca centrale non può intervenire abbassando i tassi, perché sono già a zero.

Basterà questo intervento a far credere a famiglie e imprese che i prezzi ricominceranno a salire? Come spiega Tommaso Monacelli su

lavoce.info, un intervento di questo tipo si basa essenzialmente sulla fiducia e quindi sulla credibilità della banca centrale. Inoltre l’effetto sui prezzi dovuto alle espansioni della quantità moneta dipende dalla situazione economica. Si genera inflazione quando l’economia va bene, mentre è più difficile farlo quando c’è la stagnazione. Lo prova anche l’esperienza della politica espansiva della Federal reserve statunitense negli ultimi tre anni.