20 febbraio 2014 09:00

Una medesima idea governa nell’opinione di molti apprendimento e sviluppo sia delle capacità linguistiche sia di quelle matematiche. L’idea è che gli elementi semplici vengono prima di quelli complessi. Devi imparare a metter bene in fila le lettere secondo le regole dell’ortografia per procedere nello sviluppo delle tue capacità linguistiche. Devi imparare le tabelline per procedere nello sviluppo delle tue capacità matematiche. Da questo primo gradino sei poi ammesso ai più alti: puoi goderti il calcolo di radici quadrate o la semplificazione di lunghe espressioni, sei ammesso a imparare qual è il passato remoto di crescere o cuocere (già, qual è?) e cos’è un’ipotetica di terzo tipo.

Chi cerca di sollecitare una riflessione su quest’idea e sulle sue secolari proiezioni didattiche spesso è accusato di voler promuovere l’analfabetismo e le persone che sbagliano l’ortografia o il risultato di sette per otto. Esprimono queste accuse molti commenti dei lettori a un articolo dell’Economist su apprendimento della matematica e uso dei computer, e sul brillante tecnologo britannico Conrad Wolfram e il suo programma Mathematica. Wolfram parte da due assunti: la matematica non è calcolo numerico, il calcolare è uno strumento che viene dopo se uno ha imparato a matematizzare; l’insegnamento tradizionale dà con tutta evidenza pessimi risultati. Le fatiche tradizionali sono inutili se, imparato l’uso del computer, ci si dedica a risolvere problemi della vita reale.