07 luglio 2011 00:00

La Lada ha la stessa età della più piccola delle sue figlie. La ottenne negli anni sessanta come riconoscimento della sua attività di medico e per la sua irreprensibile fedeltà all’ideologia del partito. Per ottenerla dovette competere con molti colleghi dello stesso ospedale. Ma dopo aver passato mesi a riempire moduli e a specificare dettagli sulla sua biografia, riuscì a ottenere quell’auto sovietica. Si sentiva una privilegiata. Con il passare degli anni la Lada cominciò a perdere colpi. La ricerca dei pezzi di ricambio portava via molto tempo alla dottoressa e il suo portafogli ne usciva sempre stremato. La sua “creatura” perse la vernice, il parabrezza anteriore si crepò e per l’aumento del combustibile fu obbligata a cambiare il motore a benzina con uno a petrolio.

La soddisfazione si trasformò in stanchezza, fino a quando decise di parcheggiare l’auto nel garage e di non usarla più. Oggi, sfogliando il giornale, la dottoressa ha letto con stupore che, dopo decenni di divieto, la compravendita di veicoli sarà legalizzata. Finora il commercio era stato limitato alle auto fabbricate prima del 1959, ma ora anche i modelli arrivati grazie ai sussidi sovietici saranno messi sul mercato. Potrà vendere la Lada a un nuovo proprietario. A qualcuno che non l’ha ottenuta per i meriti sul lavoro, e neanche per il suo rigore ideologico. A un cubano che possiede quella moneta convertibile ormai più potente dei meriti di una volta, capace di trasformare la vecchia Lada in un sogno sfavillante a quattro ruote.

Traduzione di Sara Bani

Internazionale, numero 905, 8 luglio 2011