04 maggio 2020 17:21

Torna alta la tensione tra Baghdad e la regione autonoma curda, con l’inasprirsi della crisi finanziaria per entrambe le amministrazioni. Il governo centrale ha deciso d’interrompere il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici nella regione curda e di riprendersi tutti i trasferimenti di denaro fatti negli ultimi mesi. Baghdad accusa il governo del Kurdistan di non aver versato i proventi derivanti dalla vendita del petrolio estratto nella propria regione dall’inizio del 2019.

Secondo l’accordo esistente tra le due amministrazioni, Erbil dovrebbe versare al governo centrale gli introiti delle esportazioni di 250mila barili al giorno, su una produzione totale di circa 450mila barili. Da parte sua, il governo di Baghdad sarebbe tenuto a trasferire alla regione curda 380 milioni di dollari al mese per il pagamento dei salari del pubblico impiego.

Tra la popolazione del Kurdistan cresce il timore di restare senza stipendi e a Sulaymaniyya, seconda città della regione, ci sono già state delle manifestazioni. Una delegazione curda ha già avuto più volte incontri con le autorità e i principali partiti a Baghdad alla ricerca di una soluzione, ma tutti si sono conclusi con un nulla di fatto.

La disputa tra i due governi si somma alla crisi politica in corso a Baghdad. È fortemente probabile che anche Mustafa al Kadhimi, il terzo premier incaricato in dieci settimane, non riuscirà a ottenere dal parlamento l’approvazione del suo programma e della sua squadra di governo prima della scadenza del 9 maggio. Se fallirà, le due parti, Baghdad ed Erbil, andranno incontro a un’altra fase di vuoto politico nel bel mezzo dell’epidemia di covid-19 e della crisi finanziaria.

(Traduzione di Francesco De Lellis)