Lo sviluppo può essere verde. Per esempio, in Costa Rica

27 marzo 2017 12:54

La Costa Rica è grande come la Svizzera più la provincia di Varese, o come Lombardia e Piemonte messi insieme. All’inizio del nuovo millennio, e per diversi anni, è stata considerata il paese più felice del mondo. Oggi conserva un onorevolissimo dodicesimo posto nel World happiness report, il rapporto delle Nazioni Unite sulla felicità nel mondo. Il vicino Nicaragua è al 43º, l’Italia al 48º, tra Uzbekistan e Russia.

L’aspettativa di vita sfiora gli ottant’anni. Il 96 per cento della popolazione è alfabetizzato, e infatti in ogni più minuscolo villaggio si vedono scuole dipinte di colori vivaci e ragazzini che sgambettano nell’uniforme scolastica. Micidiali dossi stradali nelle vicinanze obbligano le auto a rallentare.

Le strade, considerando il clima (sole a picco e piogge torrenziali), sono in condizioni più che discrete. Ho viaggiato per centinaia di chilometri, attraverso diverse province, senza mai vedere le infinite sequenze di baracche con il loro corredo di bambini laceri, cani smunti, tettoie arrugginite e spazzatura che sono un’immagine ricorrente in buona parte dei paesi tropicali.

Una combinazione virtuosa
Questo non significa che non ci siano problemi. Le previsioni di crescita restano buone, ma c’è bisogno di riforme fiscali. Le disguaglianze e l’estrema povertà esistono, però il fenomeno è più contenuto che altrove e pesa la metà di quanto pesa in media negli altri paesi dell’America Latina. Solo l’1,6 per cento della popolazione vive sotto la soglia minima di sussistenza. Se volete un parametro di confronto, date un’occhiata agli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia.

È la Banca mondiale a definire la Costa Rica “una storia di successo dello sviluppo, a development success story in many respects” grazie a una combinazione di stabilità politica, scelte ambientali virtuose, crescita costante. È piuttosto probabile che la stabilità derivi anche dal fatto che in Costa Rica l’esercito è stato abolito nel 1948, dopo la conclusione di una guerra civile sanguinosa.

Sono seguiti settant’anni senza conflitti, in contrasto con la turbolenza dei paesi vicini. Ma non solo: le risorse risparmiate sono state investite in istruzione e infrastrutture. È quello che il Los Angeles Times definisce un dividendo della pace.

Il parco nazionale di Tortuguero, sulla costa caraibica, marzo 2017.

Oggi oltre il 25 per cento del territorio è tutelato: è la più alta percentuale di aree protette del mondo. La Costa Rica ospita anche la maggior biodiversità del mondo. I parchi nazionali (da quel che ho visto, perfettamente tutelati e organizzati) sono 26 e le riserve protette sono 161: è il Sistema nacional de áreas de conservación. La deforestazione è stata gradualmente ridotta, e dal 2005 è pari a zero. La caccia è stata definitivamente abolita nel 2012.

Nel 2016 il paese ha coperto interamente il proprio fabbisogno elettrico per oltre due mesi impiegando il 100 per cento di energie rinnovabili.

Ovvio che la Costa Rica sia un magnifico posto per gli ecoturisti. Ci sono montagne che sfiorano i quattromila metri, quasi 1.300 chilometri di costa tra mar dei Caraibi e oceano Pacifico, 14 vulcani ammantati di foreste, sei dei quali attivi. Il clima è tropicale: quindi fa caldo per tutto l’anno, e le stagioni, in teoria, dipendono dal fatto che piova poco (da dicembre ad aprile) o tanto (da maggio a novembre).

Sembra di essere in un’edizione 3d di Avatar, ma c’è il fatto che bisogna stare attenti ai serpenti e alle bullett ants, le formiche proiettile

In realtà, la morfologia del suolo dà luogo a dodici microclimi profondamente diversi, ed è questo il motivo della biodiversità. Sulla costa caraibica c’è la foresta pluviale (e sì, lì piove, tanto). Uno pensa di poter avere un’idea abbastanza precisa di cosa possa essere fino a quando non la vede da vicino e scopre che tutto è non solo verde, intricato, ombroso e stillante, ma gigantesco: i tronchi, le radici, le foglie, le felci, i ragni grossi come piattini, le lucciole lucenti come lampadine.

Farci un lungo giro di notte, alla luce delle torce, (ma con una guida che sa il fatto suo e su un percorso tracciato, mi raccomando) è un’esperienza straordinaria e magica. Sembra di essere in un’edizione 3d di Avatar, ma a impedire di perdersi nell’idillio c’è il fatto che bisogna stare attenti ai serpenti e alle bullett ants, le formiche proiettile. Sono grandi più o meno tre volte le formiche che conosciamo noi, il loro morso è, dicono, il più doloroso che si possa provare.

Lungo la costa caraibica, d’estate, le tartarughe giganti si trascinano sulla sabbia per arrivare a deporre le uova all’ombra dei primi arbusti (la sabbia è scura e il sole le cuocerebbe). Nel resto dell’anno, rimangono solo centinaia di buche. Ma in Costa Rica c’è comunque da divertirsi, con gli animali: iguana, scimmie, alligatori, uccelli coloratissimi, 133 diverse specie di rane.

In Costa Rica ci sono 133 specie di rane.

Viaggiando da Puerto Limon verso il parco nazionale del vulcano Arenal si sale fino ad arrivare a un crinale segnato da una lunghissima fila di pale eoliche. Superato quello, nel giro di pochi minuti e di pochi chilometri tutto cambia. È un altipiano, c’è il sole e sembra d’essere in Svizzera: prati, mucche da latte (diverse da quelle da carne, che si trovano in pianura, sono brune e hanno una gobba sul dorso). L’illusione è accresciuta, a Nuevo Arenal, dalla presenza di una piccola vera comunità svizzera.

Voltandosi indietro, si vedono le nuvole ferme lungo tutto il crinale, come se ci fosse una barriera invisibile. Scendendo verso il Pacifico si scopre la teoria dei vulcani. L’Arenal è uno dei più noti e frequentati.

Il vulcano Arenal emerge dal fitto della foresta pluviale.

La zipline è l’attrazione maggiore: si indossa un’imbragatura, si sale sulle pendici per una ventina di minuti grazie a una seggiovia, si scende individualmente, appendendosi a carrucole che scivolano a valle lungo sette tratti di cavo sospeso sulla foresta, a un’altezza variabile tra i 70 e i 200 metri.

Panorama mozzafiato di foresta pluviale lago e vulcano. Velocità vertiginosa per i gusti della sottoscritta, l’unica anziana signora tra i presenti a lanciarsi nel vuoto. Esperienza indimenticabile, in tutti i sensi. È più tranquillo inerpicarsi lungo uno degli innumerevoli e ben segnati percorsi di trekking, tra cascate e ponti sospesi sulla foresta.

Trekking nel parco nazionale del vulcano Arenal, marzo 2017.

In un’altra manciata di chilometri si passa da paesaggi alpini ad altri che possono ricordare il nostro sud, palme, banani e scimmie a parte. La costa pacifica è calda, mediamente più arida e soleggiata ed è il paradiso dei surfisti e degli sport acquatici. Bello avventurarsi tra le mangrovie dei canali, o camminare su spiagge che non finiscono mai, quando la marea si ritira lasciando dietro di sé una distesa di sabbia compatta e luccicante come uno specchio.

Nel 2016 sono arrivati in Costa Rica quasi tre milioni di turisti, con un incremento del 10 per cento sull’anno precedente. Gli abitanti sono meno di cinque milioni e il turismo occupa un impressionante 27 per cento della forza lavoro nazionale: nei parchi ho visto una quantità di ragazzi poliglotti, preparati, cortesi, entusiasti.

Tutto questo succede senza che in Costa Rica esistano opere d’arte, siti storici o monumenti di rilievo e con una cucina sostanzialmente a base di riso e fagioli neri, serviti separati nel piatto nazionale, il casado, o mescolati assieme a colazione.

E tutto questo mi fa pensare che forse, in Costa Rica, varrebbe la pena di andare non solo per vivere una bellissima esperienza a contatto con la natura, ma anche per farsi venire qualche idea. Finalmente si sta affermando il concetto “con la cultura, si mangia”. Be’, con la natura e il paesaggio tutelato anche. Basta saperci fare.

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