Il 9 febbraio un uomo di 80 anni, sospettato di essere uno dei cosiddetti “cecchini del weekend”, molti dei quali italiani, che durante l’assedio di Sarajevo all’inizio degli anni novanta avrebbero pagato le forze serbobosniache per poter sparare sui civili, è stato interrogato a Milano.
L’uomo, un ex camionista residente in Friuli-Venezia Giulia (nordest), è sospettato dalla procura di Milano di “omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti”, secondo l’agenzia di stampa Ansa.
“Il mio cliente ha risposto a tutte le domande e ha ribadito la sua innocenza”, ha dichiarato il suo avvocato Giovanni Menegon al termine dell’interrogatorio.
Contattata più volte dall’Afp, la procura di Milano non ha invece fornito informazioni.
Nell’ottobre scorso la procura di Milano aveva aperto un’inchiesta contro ignoti “per identificare gli italiani che, tra il 1993 e il 1995, hanno pagato per giocare alla guerra e uccidere civili indifesi”.
Questi “turisti di guerra”, per lo più simpatizzanti dell’estrema destra benestanti e appassionati di armi, si riunivano a Trieste per poi essere condotti sulle colline che circondano Sarajevo.
Per partecipare a questi macabri “safari” pagavano fino all’equivalente di centomila euro al giorno, secondo il quotidiano Il Giornale.
L’uomo interrogato a Milano, descritto dalla stampa italiana come un appassionato di caccia in possesso di varie armi da fuoco e nostalgico del fascismo, si sarebbe vantato in pubblico di essere andato in Bosnia per partecipare a “cacce all’uomo”.
Gli inquirenti sono risaliti a lui grazie soprattutto alle testimonianze degli abitanti della sua cittadina.
“In base alle testimonianze raccolte, raccontava agli amici al bar quello che aveva fatto durante la guerra in Bosnia”, ha riferito all’Afp la giornalista indipendente Marianna Maiorino, che si sta occupando del caso.
“Parlano di lui come di un tiratore scelto che provava piacere ad andare a Sarajevo a uccidere la gente”, ha aggiunto.
11.541 civili uccisi
L’inchiesta è basata su una denuncia presentata dal giornalista e scrittore italiano Ezio Gavazzeni, che nell’agosto scorso era stato contattato dall’ex sindaca di Sarajevo Benjamina Karić. Lei aveva già presentato una denuncia in Bosnia Erzegovina nel 2022, dopo la diffusione del documentario Sarajevo safari, del regista sloveno Miran Zupanič.
Alla fine di gennaio il consiglio comunale di Sarajevo aveva autorizzato l’attuale sindaco, Samir Avdić, a “partecipare al procedimento penale” avviato dalla giustizia italiana.
Il 6 febbraio la procura della Bosnia Erzegovina aveva inoltre confermato all’Afp che il suo dipartimento speciale per i crimini di guerra stava conducendo un’inchiesta sulla presenza di cecchini stranieri durante l’assedio di Sarajevo.
Durante l’assedio (1992-1996) 11.541 civili – uomini, donne e bambini – furono uccisi dalle forze serbobosniache, secondo i dati ufficiali.