Il 3 marzo, nel quarto giorno della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, un attacco con i droni ha colpito l’ambasciata statunitense in Arabia Saudita, mentre Israele ha condotto intensi bombardamenti sulla capitale iraniana Teheran e sul Libano.
Il giorno prima il presidente statunitense Donald Trump aveva avvertito che la guerra contro l’Iran potrebbe durare un mese o anche di più.
Già bersagliata dai missili iraniani nei primi giorni del conflitto, il 3 marzo l’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato otto droni vicino a Riyadh e alla città di Al Kharj.
Due droni hanno però colpito l’ambasciata statunitense a Riyadh, “provocando un incendio e danni minori”, secondo il ministero della difesa saudita. L’ambasciata ha esortato i cittadini statunitensi presenti nel paese a rimanere nelle loro case.
A una domanda su come reagiranno gli Stati Uniti a quest’attacco, Trump ha dichiarato: “Lo scoprirete presto”.
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Mentre il conflitto scatenato il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele sta mettendo a rischio le importazioni di petrolio di molti paesi e sta facendo precipitare le borse, Trump ha affermato che l’offensiva dovrebbe durare “quattro o cinque settimane”, sottolineando però che gli Stati Uniti sono pronti per una guerra molto più lunga.
Il presidente ha anche avvertito che potrebbe inviare truppe di terra in Iran “se necessario”.
Sei militari statunitensi sono stati uccisi dall’inizio della guerra, ha annunciato il 2 marzo il Pentagono.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato all’emittente statunitense Fox News che “non sarà una guerra senza fine”.
Netanyahu ha giustificato l’operazione militare in corso con la necessità di colpire il programma nucleare iraniano “prima che sia troppo tardi”.
Israele ha esteso le sue operazioni al Libano, conducendo bombardamenti massicci in risposta a un attacco con razzi e droni del gruppo sciita Hezbollah, sostenuto dall’Iran.
La mattina del 3 marzo l’esercito israeliano ha annunciato di aver condotto “attacchi simultanei a Teheran e Beirut” contro obiettivi militari iraniani e di Hezbollah.
Poco dopo il ministero della difesa israeliano ha affermato che l’esercito assumerà il controllo di nuove postazioni nel sud del Libano.
Il segretario di stato statunitense Marco Rubio ha dichiarato che “gli Stati Uniti sarebbero felici se il popolo iraniano rovesciasse il regime, ma che questo non è l’obiettivo della guerra”.
Rubio ha inoltre ammesso che l’ordine di attaccare l’Iran è stato dato quando era ormai evidente che Israele avrebbe comunque lanciato un’operazione militare contro il paese, rendendo necessario intervenire per paralizzare la capacità di Teheran di reagire colpendo gli interessi statunitensi.
“Rubio ha confermato quello che tutti sapevamo: gli Stati Uniti sono entrati in una guerra voluta da Israele. Non c’è mai stata una minaccia iraniana”, ha dichiarato sul social network X il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi.
Intanto, l’Iran sta continuando a lanciare missili e droni verso Israele, che ha prorogato la chiusura delle scuole e degli uffici, e il divieto di partecipare a raduni pubblici, fino al 7 marzo.
L’esercito statunitense ha affermato di aver distrutto le strutture di comando e controllo dei Guardiani della rivoluzione (l’esercito ideologico dell’Iran, ndr), le capacità di difesa aerea iraniane, i siti per il lancio di missili e droni, e gli aeroporti militari del paese.
I Guardiani della rivoluzione hanno invece rivendicato l’attacco a una petroliera “legata agli Stati Uniti” nello stretto di Hormuz, che separa l’Iran dalla penisola arabica.