Il 5 marzo il presidente russo Vladimir Putin ha accusato l’Ucraina di aver compiuto un “attacco terroristico” affondando, con dei droni navali, una nave russa che trasportava gas naturale liquefatto nel mar Mediterraneo.

“L’operazione è stata lanciata dalle coste libiche usando imbarcazioni a pilotaggio remoto appartenenti all’Ucraina”, ha affermato il ministero dei trasporti russo in un comunicato.

Secondo le autorità libiche, la nave Arctic Metagaz è poi affondata tra la Libia e Malta.

“Si tratta di un attacco terroristico che aggrava ulteriormente la situazione sui mercati mondiali dell’energia, e in particolare del gas, con conseguenze negative principalmente per l’Europa”, ha dichiarato Putin alla tv di stato.

“Il regime di Kiev sta di fatto mordendo la mano che lo nutre, cioè la mano dell’Unione europea”, ha aggiunto.

Le autorità ucraine non hanno ancora reagito a queste accuse.

Secondo Mosca, Tripoli e La Valletta, i trenta membri dell’equipaggio sono usciti indenni dall’affondamento della metaniera, che era partita dal porto di Murmansk, nel nordovest della Russia, ed era diretta a Porto Said, in Egitto.

L’Autorità libica dei porti e dei trasporti marittimi aveva annunciato nella notte tra il 3 e il 4 marzo che la metaniera aveva fatto naufragio dopo “esplosioni improvvise di origine sconosciuta”.

Il 4 marzo ha invitato tutte le navi a evitare di avvicinarsi alla zona dell’affondamento, che si trova 130 miglia marine a nord del porto libico di Sirte, a causa dei rischi di fuoriuscita di gas naturale liquefatto o carburante.

Nel dicembre scorso Kiev aveva rivendicato per la prima volta di aver colpito una petroliera della flotta fantasma russa nel Mediterraneo, usando dei droni.