22 maggio 2024 14:33

L’abbandono delle aree interne è un problema in tutta Italia ed è frutto di un modello di sviluppo che ha privilegiato le pianure, le coste e le città, provocando la perdita di attività produttive e, soprattutto, di servizi essenziali nei comuni più periferici. Tutto questo ha causato un grave processo di spopolamento.

Negli ultimi vent’anni il Molise ha perso più di trentamila residenti, circa il 10 per cento della popolazione. Se la tendenza non sarà invertita, la cultura e le tradizioni locali rischiano di scomparire. Anche quelle della minoranza linguistica croata, presente in sole tre località della regione.

Il videoreportage di Cecilia Fasciani racconta le storie di cittadini e associazioni che provano a mantenere vivo il patrimonio culturale molisano, anche grazie alla partecipazione a progetti europei che promuovono la cooperazione tra gli stati e le regioni dell’Unione.

Da sapere
Croati molisani

In Molise la minoranza linguistica croata risiede principalmente in tre comuni della provincia di Campobasso: Acquaviva Collecroce (Kruč nell’idioma locale, 556 abitanti), Montemitro (Mundimitar, 280 abitanti) e San Felice del Molise (Filič, 541 abitanti). A partire dalla metà del novecento tutti e tre i paesi hanno subìto una forte riduzione della popolazione, con conseguenze sul numero di chi parla la lingua locale. Lo slavo molisano deriva dalle lingue slave meridionali, in particolare dal dialetto štokavo-ikavo, risalente al 1400. È ciò che rimane degli insediamenti slavi nell’area adriatica documentati a partire dal dodicesimo secolo. La lingua oggi è parlata soprattutto in famiglia. Per secoli è stata trasmessa oralmente e non esistono tracce di scritti, tranne alcune poesie.


Questo video fa parte di A Brave New Europe – Voyager, un progetto giornalistico di Slow News, Percorsi di Secondo Welfare, Internazionale, Zai.net, La Revue Dessinée Italia e Radio Popolare cofinanziato dall’Unione europea. Le redazioni, le autrici e gli autori lavorano in maniera indipendente dalle istituzioni europee e sono le uniche e gli unici responsabili dei contenuti di questo progetto.