• 14 Nov 2016 15.05

I trentenni americani spiegano ai loro capi come fare affari su internet

14 novembre 2016 15:05

L’anno scorso Sean Gourley ha ricevuto un’email da un conoscente: era interessato a entrare nel consiglio di amministrazione di un’azienda da trenta miliardi di dollari che si occupa di petrolio e gas?

Gourley, 36 anni e un dottorato in fisica, non aveva mai fatto parte di un consiglio d’amministrazione e non era un esperto di petrolio. Aveva appena lasciato la sua azienda, la società di analisi dati Quid, e ne stava mettendo in piedi un’altra. Eppure è volato a Houston per un colloquio e poco dopo è entrato a far parte del cda di Anadarko petroleum. “Cercavano un esperto di analisi dei dati che avesse un approccio più quantitativo”, spiega Gourley. “Gran parte del mondo degli affari è ormai legato ai dati. Le aziende più furbe hanno capito che c’è bisogno di questo tipo di competenza”.

I trentenni e i quarantenni esperti di tecnologia sono diventati merce pregiata nei consigli d’amministrazione, perché hanno qualcosa che interessa molto alle aziende: sanno come sfruttare la tecnologia digitale. Il cambiamento portato da internet sta trasformando molti settori e i direttori delle principali aziende degli Stati Uniti, la cui età media è 57 anni, faticano a stare al passo.

Solo il cinque per cento dei consigli di amministrazione, negli Stati Uniti, ha un comitato tecnologico

La ricerca di giovani esperti di tecnologia per i cda è cominciata dopo l’arrivo di Clara Shih nella direzione di Starbucks, nel 2011. Shih, che all’epoca aveva 29 anni, era ingegnera e aveva creato la sua startup di social media marketing. Starbucks aveva bisogno di aiuto vista la crescente influenza di Facebook e Twitter.

Presto nei consigli di amministrazione potrebbero esserci esperti di tecnologia molto più giovani dei loro colleghi. Ma portare una nuova generazione nota per il suo rifiuto delle gerarchie del mondo degli affari – nelle vecchie aziende statunitensi non è semplice.

Gourley è arrivato in Anadarko perché conosce bene il mondo dei big data. Voleva portare l’approccio analitico della Silicon valley in un’azienda di 57 anni specializzata nell’estrazione e distribuzione di gas naturale. Informarsi su un settore in cui i suoi colleghi lavoravano da anni è stata “una delle cose più difficili da fare”, spiega Gourley.

Cambiamento culturale
Per svolgere il suo lavoro al meglio, ha dovuto rompere dei meccanismi consolidati e parlare direttamente con i dipendenti, che all’inizio erano intimiditi dal suo ruolo. “Il modo in cui le persone della mia generazione gestiscono le aziende è molto più disteso e informale”, spiega Gourley.

Ma il processo formativo è stato reciproco e Gourley ha osservato molte cose che le aziende della Silicon valley potrebbero imparare da quelle più tradizionali. La conoscenza di strumenti e mercati finanziari, la logistica globale in progetti di ampie dimensioni e la capacità di negoziare con i governi sono state tra le più importanti. “Alla Silicon valley piacerebbe saper fare tutto questo”, racconta. “Siamo molto ingenui quando si tratta di usare questi strumenti”.

Le aziende potrebbero essere tentate di assumere un direttore proveniente da un’azienda tecnologica famosa e ritenere che il problema sia risolto. Ma sarebbe un errore, secondo l’azienda di consulenza McKinsey: “Innanzitutto, perché non ce ne sono tanti disponibili in giro. E soprattutto perché la comprensione e l’esperienza in campo digitale non possono limitarsi a una o due persone con conoscenze tecnologiche”.

Ed è qui che le aziende devono davvero migliorare. Solo il 5 per cento dei cda, negli Stati Uniti, ha un comitato tecnologico. Le aziende della lista Fortune 100 non fanno molto meglio, con il 15 per cento.

Ma anche senza un comitato, le aziende non possono rischiare di non avere un’adeguata conoscenza tecnologica nel loro consiglio d’amministrazione. “Tra cinque anni sarà molto raro non avere una figura professionale del genere nei cda delle grandi aziende”, secondo Gurley.

Il vero cambiamento culturale, però, è ancora lontano.

“Prima che arrivassi qui, mi hanno detto: ‘Forse non ti piacerà, ma dovrai indossare giacca e cravatta. Siamo un po’ all’antica’”, racconta Gourley. Ma arrivando al suo primo incontro, vestito come gli era stato indicato, erano stupiti. “Perché sei in giacca e cravatta? Con il tuo arrivo speravamo di rilassarci un po’”. Anche se continua a indossare un completo per le riunioni, Gourley si sta impegnando per cambiare la cosa.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito su Quartz.

This article was originally published in Quartz. Click here to view the original. © 2016. All rights reserved. Distributed by Tribune Content Agency.

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