Migranti si riparano dalla pioggia a Idomeni, al confine tra la Grecia e la Macedonia, il 7 marzo 2016.
  • 08 Mar 2016 09.45

La Turchia alza la posta per risolvere la crisi dei profughi

Bernard Guetta
08 marzo 2016 09:45

“L’ondata d’immigrazione clandestina verso l’Europa è terminata”. Queste parole, pronunciate la notte scorsa dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, corrispondono alla verità. Ma come hanno fatto i 28 leader europei riuniti lunedì a Bruxelles a risolvere la crisi?

La risposta è che non sono stati loro a trovare la soluzione, ma la Turchia, il cui presidente Recep Erdoğan ha saputo sfruttare questo dramma a suo vantaggio.

Tra il 5 e il 6 marzo la Turchia ha accettato di accelerare l’applicazione delle misure che le erano state richieste in autunno dalla Francia e dalla Germania. Secondo i piani la Turchia avrebbe riammesso sul suo territorio tutti i migranti partiti dalle sue coste verso le isole greche e che non ricevono lo status di rifugiati in Europa (in segno di buona volontà, Ankara ha cominciato a farlo dal 5 marzo) e avrebbe confermato a Bruxelles il suo assenso per la presenza di navi della Nato nel mar Egeo, il cui compito sarebbe stato quello di segnalare i barconi carichi di persone in viaggio verso la Grecia, permettendo alla marina turca di intercettarli e riportarli sulle sue coste.

Proposta allettante

Sembrava tutto già concordato, ma il 7 marzo a mezzogiorno c’è stato il colpo di scena. In occasione del pranzo con i 28, il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha improvvisamente alzato la posta. Se le sue condizioni saranno soddisfatte, la Turchia è ora pronta a riaccogliere tutti i migranti che sono passati per il suo territorio, rifugiati compresi.

Le quattro condizioni poste da Davutoğlu sono che l’Unione raddoppi l’aiuto economico promesso, da tre a sei miliardi; che si impegni ad accogliere uno dei 2,7 milioni di rifugiati siriani che vivono in Turchia per ogni siriano rimandato indietro dalla Grecia; che gli europei accettino di cancellare dal mese di giugno (e non in autunno) l’obbligo di visto per i cittadini turchi e che l’Unione apra cinque nuovi capitoli del negoziato per l’adesione della Turchia.

Questa proposta è molto allettante. Se fosse accettata le attività dei trafficanti si interromperebbero immediatamente, perché i rifugiati saprebbero che in ogni caso sarebbero rimandati in Turchia e dunque non avrebbero più motivo di scegliere la via clandestina. La questione dei visti non crea reali problemi, perché sarebbero stati cancellati in ogni caso.

In realtà per lo sblocco dei negoziati d’adesione della Turchia è necessaria una soluzione del problema di Cipro, isola che fa parte dell’Unione ma che resta divisa in un settore turco e uno greco, e il cui governo blocca l’avanzamento del processo di entrata di Ankara nell’Ue.

È per questo che l’accordo con la Turchia sarà finalizzato solo al Consiglio europeo della prossima settimana. Non dovrebbero esserci ostacoli, perché Cipro è sulla via della riunificazione e soprattutto perché alla fine non ci sarà alcuna adesione della Turchia: Erdoğan vuole solo tirare fuori il suo paese dall’isolamento diplomatico appoggiandosi agli europei e mantenere, a uso interno, l’illusione di un ingresso in Europa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

pubblicità

Da non perdere

L’attentato all’aeroporto di Istanbul
La prima edizione del festival Gibellina photoroad
Che male c’è se decido di non leggere Elena Ferrante?

In primo piano