La notizia è di pochi giorni fa: la linea C della metropolitana di Roma rischia di essere l’opera pubblica più costosa del dopoguerra.

Potrebbe richiedere sei miliardi di euro, addirittura più del mitico Mose di Venezia. Il costo dell’opera, ammesso che sarà mai completata, arriverà a 234 milioni di euro al chilometro, cioè il doppio della media europea.

A sette anni dall’apertura del cantiere, l’inaugurazione della prima tratta Pantano-Centocelle sta slittando tra polemiche e inefficienze, istruttorie dell’autorità anticorruzione e indagini della corte dei conti.

Da anni la costruzione procede a singhiozzo con interruzioni, battaglie legali, arbitrati, pareri tecnici e lotte politiche. Ironizza il quotidiano svizzero Tagesanzeiger: “A Roma le infrastrutture funzionavano meglio ai tempi di Augusto, quando la città aveva già un milione di abitanti”.

Impietosi i giudizi della stampa internazionale sulla capitale. Il Tagesspiegel di Berlino descrive la città come “sommersa da rifiuti, debiti e scandali” e il Wall Street Journal è convinto che “Roma come Detroit sia sull’orlo della bancarotta”.

Per arrivare alla bancarotta in effetti manca poco: nel bilancio del comune si apre una voragine di 1,2 miliardi di euro – per tacere dei debiti pregressi.

Ogni mese il comune paga la cifra record di 62mila stipendi, più del doppio della Fiat. Nella capitale si registrano 978 automobili ogni mille abitanti, il doppio di Parigi. Ogni cittadino produce 660 chili di immondizie all’anno, duecento in più che a Trieste. Bruciarli al nord costa dieci milioni di euro all’anno.

Secondo il Corriere della Sera, Roma è “sporca, caotica e insicura”, l’associazione degli albergatori lancia l’allarme: “Roma sta diventando un vero inferno per i turisti”. Eppure, il numero di visitatori è in continuo aumento e ha raggiunto i dodici milioni.

Nella zona turistica tra il Colosseo e il Vaticano i cassonetti sono puntualmente svuotati e il fascino della Città eterna sembra immutato. A meno che a qualcuno, nel bimillenario della morte di Augusto, non venga l’intuizione infelice di visitare il mausoleo del più glorioso tra gli imperatori romani. È chiuso da 79 anni, e ora è “in fase di restauro fino al 2017”.

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