Un gruppo di senatori del Movimento 5 stelle in senato, il 16 febbraio 2016.
  • 18 Feb 2016 13.33

I calcoli elettorali affossano le unioni civili

Philippe Ridet
18 febbraio 2016 13:33

Su richiesta del Partito democratico (Pd), che ha presentato la proposta di legge sulle unioni civili per le coppie omosessuali, il 16 febbraio il presidente del senato ha deciso d’interrompere il dibattito in corso su questo testo atteso sia dalla società italiana sia dalla Corte europea di giustizia. La ripresa delle discussioni è prevista per la settimana prossima.

Tutto sembrava essere cominciato per il verso giusto. Sessanta riunioni in commissione avevano aggiustato la nuova legge in modo da differenziarla chiaramente da qualsiasi forma di matrimonio. Il Movimento 5 stelle aveva promesso il suo sostegno al Pd. Sulla carta sembrava esserci una maggioranza, tranne che sull’articolo più controverso: quello che permette ai componenti di una coppia omosessuale di adottare i figli del proprio partner. Un articolo che secondo i cattolici aprirebbe automaticamente la strada all’utero in affitto.

Senza guida

Per superare quest’ostacolo il Pd ha proposto una soluzione tecnica: il voto di un “emendamento canguro” che riguardava tutti gli articoli del testo che, una volta approvati, avrebbero fatto cadere i circa cinquemila emendamenti ostruzionistici. Ma il Movimento 5 stelle si è tirato indietro, lasciando i parlamentari del Pd di fronte alle proprie responsabilità: fare approvare la legge solo con i voti della maggioranza, ritirarla o modificarla. Il Pd non ha trovato una soluzione e ha preferito chiedere una pausa.

Lo stallo avrebbe potuto essere evitato se il primo ministro Matteo Renzi si fosse impegnato di più sulla questione, invece di lasciare i suoi parlamentari senza guida. E se i partiti politici in generale non avessero ceduto ai calcoli elettorali, a qualche mese da due importanti appuntamenti: le elezioni municipali di giugno e, in autunno, il referendum sulla riforma costituzionale.

Sia gli alleati centristi di Renzi sia i suoi avversari della Lega nord, di Forza Italia e del Movimento 5 stelle hanno rifiutato per puro calcolo elettorale di concedere un’ennesima vittoria politica al presidente del consiglio. Proprio mentre quest’ultimo si apprestava a compiere i due anni dal suo arrivo al governo (il 22 febbraio 2014), sono loro che hanno spento le candeline della sua torta.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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