Un’operazione di salvataggio dell’ong Moas al largo di Lampedusa, il 24 maggio 2017. (Chris McGrath, Getty Images)

Un rapporto smentisce le accuse contro le ong che aiutano i migranti

Un’operazione di salvataggio dell’ong Moas al largo di Lampedusa, il 24 maggio 2017. (Chris McGrath, Getty Images)
09 giugno 2017 15:20

Una delle accuse principali rivolta alle organizzazioni non governative che soccorrono i migranti nel Mediterraneo centrale è quella di essere un fattore di attrazione (pull factor) per i migranti. Secondo Frontex, l’agenzia dell’Unione europea per il controllo delle frontiere, basta la presenza delle loro navi a far aumentare gli arrivi sulle nostre coste. Blaming the rescuers (Accusare i soccorritori) un rapporto firmato da Lorenzo Pezzani e Charles Heller, ricercatori del Goldsmiths college dell’università di Londra, smentisce questa accusa a partire da un’analisi empirica dei dati e dal confronto con le mappe oceanografiche prodotte dal Forensic oceanography, un progetto di ricerca dell’università di Londra.

L’analisi dimostra che un aumento degli arrivi era già stato registrato nel biennio 2014-2015, quando ancora non c’erano navi delle organizzazioni umanitarie davanti alle coste libiche. Questo elemento è stato in parte riconosciuto dalla stessa Frontex, che nel documento Annual risk analysis 2017 afferma: “Il Mediterraneo centrale è diventato la rotta principale dei migranti africani verso l’Europa e per lungo tempo sarà così”.

In Libia i migranti sono vittime di violenza estrema

Secondo Pezzani e Heller, autori nel 2015 del rapporto Death by rescue, il fatto che il numero degli arrivi sia aumentato prima che le ong lanciassero le loro missioni di soccorso dimostra che non c’è nessun nesso di causalità tra i due eventi. Nell’ultimo anno, inoltre, sono aumentate del 46 per cento le traversate verso l’Europa dal Marocco, in un tratto di mare che non è pattugliato da navi umanitarie. La principale causa dell’aumento delle traversate verso l’Europa sarebbe invece l’aggravarsi del conflitto in Libia.

Infine, quando la missione militare di ricerca e soccorso Mare nostrum è stata interrotta alla fine del 2014, non si sono fermati gli arrivi, anzi nei primi mesi del 2015 sono aumentati, anche se non c’erano imbarcazioni di soccorso in quel tratto di mare. Secondo la ricerca Blaming the rescuers, i fattori di spinta (la crisi economica, le terribili condizioni di vita per i migranti in Libia, i conflitti nell’area subsahariana) sono più forti di qualsiasi fattore di attrazione.

“Le accuse contro le ong ignorano il peggioramento della crisi economica e politica in numerose aree dell’Africa, che è tra le cause dell’aumento delle traversate nel 2016. In Libia, i migranti sono vittime di violenza estrema e sono disposti a provare ad attraversare il Mediterraneo con o senza la presenza di attività Sar (ricerca e soccorso)”, sostiene Lorenzo Pezzani del Goldsmiths college.

Barche meno sicure
Un’altra accusa rivolta ai soccorritori è quella di aver involontariamente fatto aumentare le morti durante le traversate.Secondo questa teoria, contando sugli interventi di soccorso in mare aperto, i trafficanti costringono sempre più spesso i migranti ad attraversare il Mediterraneo a bordo di gommoni economici e poco resistenti di fabbricazione cinese, invece d’imbarcazioni di legno e di pescherecci.

Lo studio di Pezzani e Heller dimostra che è stata l’operazione militare dell’Unione europea EunavforMed a far aumentare l’uso d’imbarcazioni meno sicure. Tra i suoi obiettivi c’era infatti la distruzione delle barche di legno più grandi. Anche la guardia costiera libica sarebbe in parte responsabile dell’aumento della pericolosità delle traversate, perché interviene troppo spesso con azioni violente contro le imbarcazioni.

La nostra analisi dimostra che il tasso di mortalità è diminuito nei periodi in cui le ong erano presenti

“La maggiore pericolosità delle traversate è determinata dalla gestione del traffico da parte delle milizie libiche, dall’operazione dell’Unione europea di contrasto ai trafficanti EunavforMed, nel corso delle quali sono state distrutte molte imbarcazioni di legno di grandi dimensioni”, ha affermato Charles Heller.

“La nostra analisi dimostra che il tasso di mortalità è diminuito in maniera consistente nei periodi in cui le ong impegnate in attività di ricerca e soccorso erano presenti ed è aumentato di nuovo in loro assenza. Una maggiore presenza delle ong ha significato rischi minori per i migranti”. La ricerca conclude che le accuse contro le ong ignorano il ruolo che altri, come le agenzie europee e i governi, hanno avuto nel rendere le traversate più rischiose.

“Se questa campagna di discredito contro le ong impegnate nella ricerca e soccorso dovesse ridimensionare o addirittura portare all’interruzione delle loro attività, il rischio che molti più migranti muoiano nel Mediterraneo è molto alto, esattamente come è accaduto quando attacchi simili portarono alla chiusura dell’operazione italiana Mare nostrum nel 2014”, ha concluso Charles Heller.

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