Il 3 luglio è cominciata a Roma la chiusura graduale dei nasoni, le storiche fontanelle della capitale costruite nel 1874 e diventate uno dei simboli della città. Si chiuderanno trenta fontanelle al giorno, fino a lasciarne attive solo 85 su 2.800. Non possono essere chiuse tutte insieme perché svolgono una funzione fondamentale per l’intera rete idrica, permettendo di mantenere in pressione le tubature, che sono molto vecchie e danneggiate.

La decisione è stata presa dall’azienda municipalizzata, l’Acea, insieme alla giunta comunale all’interno di un piano più vasto di risparmio idrico e ha suscitato molte critiche. “Le conseguenze per gli utenti saranno solo negative”, ha detto Carlo Rienzi, presidente di Codacons, che ha annunciato una denuncia per interruzione del servizio pubblico. “La chiusura delle fontanelle costringerà turisti e cittadini ad acquistare l’acqua nei bar e negli esercizi commerciali, con danni economici evidenti e sicure speculazioni. I nasoni rappresentano solo l’1 per cento dello spreco di acqua a Roma, contro il 50 per cento delle falle nelle tubature”.

A pagamento
L’opposizione ha accusato la giunta guidata da Virginia Raggi di essere incoerente con le promesse fatte in campagna elettorale e di aver messo in discussione uno dei pilasti del programma elettorale del movimento fondato da Beppe Grillo: l’impegno in favore dell’acqua pubblica. Infatti, mentre il 3 luglio in via Marco Polo, davanti alla sede romana dell’Acea, veniva chiusa la prima fontanella pubblica, nell’assemblea comunale cinque consiglieri del Movimento 5 stelle presentavano una mozione per chiedere all’Acea che gli erogatori di acqua refrigerata gratuita, installati in diversi punti della città e chiamati case dell’acqua, diventino a pagamento.

Annalisa Bernabei, una dei consiglieri cinquestelle firmatari della proposta, ha spiegato su Facebook di voler trovare un accordo con il gestore per fare in modo “che le case dell’acqua già installate sul territorio comunale eroghino il servizio di acqua refrigerata naturale e frizzante con pagamento immediato”, per “eliminare la quota di manutenzione e copertura delle spese di acqua e fornitura elettrica ora addebitate sia a Roma Capitale che inserite in bolletta alla cittadinanza”.

Ma Roberto Giachetti del Partito democratico ha risposto: “In consiglio comunale si vota e si approva una mozione per mettere a pagamento anche l’acqua dei nasoni hi tech che dai tempi del Giubileo viene erogata ai romani e ai turisti nei 18 punti installati nella città”. Su Change.org l’ex consigliere comunale del Partito democratico Athos De Luca, intanto, ha lanciato una petizione per chiedere alla sindaca di non chiudere le fontanelle pubbliche. “La sindaca come maggiore azionista di Acea con il 51 per cento non doveva consentire questa inutile iniziativa che penalizza i cittadini”, ha detto De Luca.

Che cosa sono i nasoni
I nasoni sono fontanelle di ghisa con un rubinetto curvo che richiama la forma di un naso, da cui l’acqua scorre a getto continuo. Le prime venti furono istallate in città nel 1874 da Luigi Pianciani, il primo sindaco della città dopo l’unità d’Italia. Anche se il progetto iniziale era lo stesso per tutte le fontanelle, alcune furono modificate dagli abitanti nel corso del tempo.

“La funzione principale dei nasoni era quella di sfogo delle tubature per ridurre la pressione stessa ed evitare rotture nella rete”, spiega Fabrizio Di Mauro autore del libro I nasoni di Roma. “Inoltre la continua fuoriuscita dell’acqua è fondamentale per diversi aspetti tra cui quelli sanitari, perché il continuo sgorgare dell’acqua evita la proliferazione dei batteri”, continua Di Mauro. “Come ogni anno viene presentata dall’amministrazione comunale la proposta di chiudere i nasoni”, commenta Di Mauro. “Il problema non sono le fontanelle, ma gli sprechi delle vecchie tubature”, aggiunge.

L’acqua di chi non ha casa
La Croce rossa romana in un comunicato ha chiesto alla sindaca di riconsiderare la decisione: “Con la chiusura dei nasoni si pone un rischio per le persone senza dimora, soprattutto perché siamo in una stagione calda quando c’è bisogno di bere molto e le fontanelle sono spesso una preziosa fonte per queste persone per dissetarsi oltre che per lavarsi”. All’appello della Croce rossa, si è unita la protesta dell’Associazione 21 luglio che ha lanciato un presidio quotidiano in Campidoglio contro la chiusura dei nasoni.

“Secondo un’indagine relativa alla condizione delle persone che vivono in povertà estrema realizzata tre anni fa, a Roma sono 7.700 le persone senza fissa dimora che usano i servizi mensa o accoglienza notturna della Caritas”, spiega in una nota l’associazione. “Ma il numero non è certo esaustivo e a esse andrebbero aggiunte almeno altre duemila persone tra cui migranti e famiglie rom in emergenza abitativa che vivono in insediamenti informali”.

“L’interruzione dell’erogazione dell’acqua dalle fontanelle della Capitale non risolverà in alcun modo il problema della siccità a Roma”, ha commentato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio. “Avrà invece effetti devastanti sulla vita quotidiana di migliaia di persone tra cui anziani, bambini e neonati”.

“Se in Italia il consumo quotidiano pro capite di acqua è di 6.115 litri (il 25 per cento in più rispetto alla media europea) e la perdita dell’acqua tra le fasi di prelievo e di effettiva erogazione è di circa il 27 per cento, il problema non sono i nasoni. E in una città abbracciata dal caldo africano evitiamo di aggiungere pene alle pene”, conclude Stasolla.

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Anche i Poeti del Trullo, il gruppo anonimo di scrittori nato nel quartiere periferico della capitale, ha preso parte al dibattito sulla chiusura delle fontanelle pubbliche, lasciando un foglio appeso a una fontana in cui è scritto:

Er Sindaco Pianciani, er primo de Roma
Me mise a ‘sto monno pe’ da’ l’acqua bòna
Dall’anni settanta der milleottocento
Resto e resisto, cor sole e cor vento
So’ amato e invidiato, nun è certo un caso:
Co’ tutti i romani ce sto naso a naso.
E voi che me dite: “Sei zozzo e sprecone”
Sciacquateve ‘a bocca: io so’ Er Nasone!

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