Migranti dopo essere stati soccorsi in mare arrivano al porto di Napoli, il 28 maggio 2017.

Quattro domande ai candidati sull’immigrazione

Migranti dopo essere stati soccorsi in mare arrivano al porto di Napoli, il 28 maggio 2017.
02 marzo 2018 15:33

Il 28 febbraio a Roma il forum Per cambiare l’ordine delle cose (un’assemblea permanente di operatori, volontari, attivisti, organizzazioni non governative che si occupano di migranti) ha organizzato un dibattito elettorale sul tema dell’immigrazione. Al confronto sono stati invitati tutti i partiti e hanno accettato di partecipare: Laura Lauri, segretaria di Sinistra italiana e candidata al senato per Liberi e uguali; Zaria Galiano, candidata di Potere al popolo; Costanza Hermanin e Riccardo Magi, di Più Europa; e Giuseppe Brescia, del Movimento 5 stelle. Partito democratico, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non hanno accettato di partecipare al dibattito. Ecco alcune delle risposte dei candidati, il video integrale del dibattito qui.

  1. Nel vostro programma prevedete canali d’ingresso regolari in Italia per motivi di studio o lavoro?

Giuseppe Brescia, Movimento 5 stelle
Non può essere l’asilo l’unico modo per arrivare in Italia, proprio perché questo va a complicare la gestione dell’accoglienza. Se oggi spendiamo cinque miliardi per l’accoglienza è proprio perché la gestiamo male. Una delle ragioni è questa: non c’è nessun canale per regolarizzare la propria posizione. Questo rappresenta anche un costo per il sistema di accoglienza.

Zaria Galiano, Potere al popolo
Io sono tra le poche candidate immigrate di questa tornata elettorale, penso che non si possano risolvere i problemi dell’immigrazione senza gli immigrati. Qualche anno fa i decreti flussi funzionavano, c’era la possibilità della sponsorship, questo permetteva agli immigrati di entrare in Italia per lavorare. Ora si fanno entrare le persone dalla finestra e non dalla porta, perché questo serve a strumentalizzare la questione dell’immigrazione per scopi politici. Queste migliaia di persone che arrivano in maniera irregolare dovrebbero essere regolarizzate: le vie di accesso legali bisogna aprirle perché altrimenti le persone continuano a entrare dalla finestra.

Laura Lauri, Liberi e uguali
Noi abbiamo proposto l’abolizione della legge Bossi-Fini. Per noi è impensabile che in Italia si entri solo chiedendo l’asilo, dopo essere arrivati in maniera irregolare con i barconi. Noi vorremmo che nelle diverse ambasciate italiane nel mondo sia possibile chiedere un visto per ricerca lavoro e che questo visto valga per tutti i paesi europei.

Riccardo Magi, Più Europa
Con la proposta di legge d’iniziativa popolare Ero straniero, alla quale abbiamo lavorato l’anno scorso, siamo riusciti ad aggregare un fronte vastissimo di esperti, organizzazioni del terzo settore e duecento sindaci, e abbiamo raccolto 95mila firme. La proposta mira a superare la legge italiana sull’immigrazione, la legge Bossi-Fini, perché secondo noi quella norma ha fallito, noi non abbiamo gli strumenti normativi al livello nazionale per gestire i flussi migratori. Non abbiamo canali legali e sicuri d’ingresso nel nostro paese e questa è una vera follia. Una delle proposte che facciamo è quella di ripristinare la sponsorship, che era già prevista dalla legge Turco-Napolitano. L’altra è quella di avvalersi della mediazione di soggetti pubblici o privati (camere di commercio, ong) che riescano a far incontrare la domanda e l’offerta di lavoro nei paesi d’origine. C’è una domanda di lavoro in alcuni settori in Italia, ma non siamo capaci di far incontrare domanda e offerta, e uno dei problemi storici sono i centri per l’impiego che in Italia non hanno mai funzionato, né per gli italiani né per gli stranieri. In Italia si spenderanno per politiche attive del lavoro 500 milioni di euro mentre in Gran Bretagna se ne spendono cinque miliardi. Noi abbiamo sei o settemila addetti, lì settantamila. Poi noi spendiamo dieci volte tanto in sussidi di disoccupazione.

  1. Come pensate di garantire il diritto d’asilo a chi è rimasto bloccato alle frontiere esterne europee dopo la chiusura delle rotte d’ingresso irregolare?

Riccardo Magi, Più Europa
Noi vorremmo che l’Europa avesse più sovranità nelle politiche migratorie e nella gestione delle frontiere esterne. Questa è un’Europa intergovernativa che non ci piace, in cui si deve sempre trovare l’accordo tra i leader dei diversi governi, ma l’Unione europea dovrebbe avere più poteri in questo settore. Noi condanniamo il Memorandum d’intesa tra l’Italia e la Libia, ci sembra che sia stato un modo per mettere un tappo, sacrificando i diritti umani, senza risolvere il problema del traffico di esseri umani, perché sappiamo che le rotte non si chiudono, se si chiudono si spostano. Con i corridoi umanitari si è riusciti a fare uscire dalla Libia troppe poche persone.

Laura Lauri, Liberi e uguali
Io sono d’accordo con i canali umanitari. Ma non vedo tutta questa differenza tra quelli che scappano da una guerra e quelli che scappano per altre ragioni. Ci siamo inventati questa figura del migrante economico, che per me non ha senso. Se io muoio nel mio paese perché sto sotto alle bombe o se invece muoio perché non c’è acqua, per me non c’è tanta differenza sulla protezione a cui ho diritto. Poi è chiaro che c’è un’emergenza in un paese in guerra, e dovremmo riflettere sul motivo della guerra. Io ritengo che ci dovrebbe essere una specie di visto d’ingresso a livello europeo che serva per la ricerca lavoro. Non ci sono alternative.

Zaria Galiano, Potere al popolo
Noi chiediamo l’abrogazione di tutti gli accordi (di esternalizzazione delle frontiere, Italia-Libia e Unione europea-Turchia), perché non possiamo dare dei soldi per tenere le persone in dei campi di concentramento. Sappiamo quali sono le condizioni in Libia e in Turchia. È vergognoso, eppure andiamo a dormire tranquillamente.

Giuseppe Brescia, Movimento 5 stelle
Il nostro programma prevede l’apertura di canali umanitari per i richiedenti asilo, come ha fatto Sant’Egidio che è stata una delle poche realtà che ha funzionato rispetto invece alle azioni dei governi. Rispetto agli accordi con la Libia e con la Turchia noi ci siamo espressi in maniera negativa, abbiamo anche presentato in aula delle interrogazioni, perché sapevamo che (questi accordi) non avrebbero portato a nulla, se non a una situazione più complicata e meno dignitosa per il nostro paese. Minniti firmando questo Memorandum of understanding con la Libia ci ha fatto fare una figuraccia al livello internazionale, però il Partito democratico si vanta di aver bloccato i flussi, perché arrivano meno migranti. Nessuno si preoccupa che invece siano tenuti in questi campi di concentramento. In questo anche l’Europa ha delle responsabilità. Secondo me non ci vuole più Europa, ci vuole un’Europa diversa, che abbia un approccio diverso, soprattutto su questi temi. Questo è emblematico del fallimento dell’Unione europea. L’Europa nasce su dei valori di solidarietà e condivisione delle responsabilità e poi su questo tradisce quei valori. Ci vuole un’Europa diversa, oppure bisognerebbe uscire dall’Unione europea. Se non si adottano delle misure che dimostrano che l’Europa è solidale, che ci stiamo a fare nell’Unione europea?

  1. Che ne pensate della riforma del regolamento di Dublino e del ripristino dei controlli alle frontiere interne dell’Europa?

Laura Lauri, Liberi e uguali
Non vedo altre possibilità rispetto alla proposta di riforma del Parlamento europeo e cioè il superamento della responsabilità del primo paese d’ingresso. È ovvio che i paesi di frontiera siano i primi paesi d’ingresso, ma non è possibile pensare che tutti i richiedenti asilo possano soggiornare nel primo paese d’ingresso, perché gli altri si rifiutano o alzano muri. Come ci sono sanzioni e procedure d’infrazione molto dure e severe solo se uno spende un centesimo in più al livello di bilancio pubblico, non vedo perché nell’eurozona non si debba prevedere un meccanismo sanzionatorio nel caso di un rifiuto di accogliere i migranti attraverso un sistema di quote. Se ci siamo dati una serie di regole, non capisco perché non possano essere imposte. Vanno prese delle misure di natura punitiva per chi rifiuta di accettare richiedenti asilo in un sistema di quote. Va presa una decisione a livello europeo, prevedendo delle sanzioni.

Costanza Hermanin, Più Europa
La proposta di riforma di Dublino del parlamento europeo è l’unica accettabile, e andrebbe affiancata al mutuo riconoscimento (da parte degli stati membri) dell’accettazione delle domande di asilo, che permetterebbe davvero la libera circolazione delle persone. Noi sull’asilo a livello europeo abbiamo proposto una legge che è stata accettata dalla Commissione europea, la proposta è stata fatta a dicembre. La settimana scorsa ci hanno detto che è stata accettata. Su questo dobbiamo raccogliere un milione di firme in sette paesi e alcune ong ci hanno già dato appoggio in 13 paesi. Qui in Italia ci appoggiano i Radicali italiani, A buon diritto, Cei, Casa della carità. Questa proposta prevede l’apertura di canali legali di accesso per i richiedenti asilo, possibili fondi europei alle organizzazioni private per sponsorizzare i richiedenti asilo, la decriminalizzazione dell’aiuto umanitario, una proposta di legge a livello europeo per regolare l’immigrazione per ragioni economiche, strumenti per contrastare lo sfruttamento lavorativo dei lavoratori di origine straniera. Non facciamoci illusioni, però, sull’approvazione della riforma del regolamento di Dublino, perché il parlamento sta da una parte e il consiglio tutto da un’altra parte ed è diviso internamente. Purtroppo, anche se mi piace molto quella proposta, non credo che la riforma arriverà alla fine del suo percorso. Noi non riusciamo ad avere politiche europee che ci piacciono perché non abbiamo abbastanza democrazia in Europa, gli stati membri decidono. La Commissione europea ha un approccio più solidaristico, in fondo il ricollocamento (dei richiedenti asilo) l’hanno proposto loro, ma nessuno gli è andato dietro. Il canale dell’asilo comunque mi sembra bloccato, soprattutto per prese di posizione di natura politica (degli stati membri), e credo che dovremmo provare a sbloccare dei canali di immigrazione attiva per motivi lavorativi, che già esistono in alcuni paesi come il Regno Unito.

  1. Berlusconi vuole rimpatriare tutti gli immigrati irregolari, voi che proponete?

Giuseppe Brescia, Movimento 5 stelle
I rimpatri che si riescono a effettuare sono solo il 10 o 15 per cento di quelli previsti, aumentarli è impossibile finché a livello europeo le rimesse sono quattro volte quello che investiamo in cooperazione allo sviluppo. Finché questi saranno i numeri sarà impossibile stipulare accordi bilaterali di rimpatrio per aumentare la percentuale dei rimpatri. Uno strumento che deve essere potenziato è quello del rimpatrio volontario assistito, tanto i soldi si spendono comunque anche per tenere qui le persone. Nel caso degli irregolari il costo è anche sociale, perché le persone che non hanno documenti vanno a finire nelle mani della criminalità organizzata o diventano schiavi moderni in mano a dei caporali senza scrupoli nelle nostre campagne. Per gestire la situazione dei 600mila irregolari vanno messe in campo più misure: dall’aumento degli investimenti in cooperazione allo sviluppo, al potenziamento di strumenti come il rimpatrio volontario assistito all’introduzione di nuove vie legali di accesso. Perché se una persona esce dai centri di accoglienza senza nessuna protezione, può accedere ad altri canali per cercare lavoro per un tempo determinato. Queste soluzioni devono riguardare tutta l’Unione europea, non solo l’Italia. Sappiamo infatti che tantissime persone vogliono andare a lavorare in altri paesi dell’Unione europea.

Zaria Galiano, Potere al popolo
L’Europa dovrebbe riflettere sulla pace nel mondo: come si fa a rimpatriare le persone in paesi distrutti, anche se gli propongono il rimpatrio volontario difficilmente queste persone accetteranno, perché quasi tutti i paesi di origine sono distrutti da noi, i soldi per fare queste guerre ce li mettiamo noi. La maggior parte degli irregolari che sono in Italia non arrivano con i barconi, sono persone che arrivano con il visto turistico e poi rimangono qui e non si regolarizzano perché non c’è un modo per regolarizzare la propria posizione. Penso che si tratti di nuovo di una strumentalizzazione per fare campagna elettorale. Tantissimi sudamericani che conosco sono diventati irregolari nel momento in cui gli è scaduto il permesso di soggiorno e non hanno trovato un altro lavoro necessario per rinnovarlo. Sono immigrati che vivono qui da una vita, che hanno i figli, che perdono il lavoro. In questi casi non puoi prevedere il rimpatrio volontario perché si tratta di persone che vivono in Italia magari da quindici anni. Se vincerà Berlusconi, comunque, regolarizzerà un po’ di gente perché l’ha sempre fatto. Da un certo punto di vista ci conviene.

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Riccardo Magi, Più Europa
Io sono dell’idea che molte forze politiche provino a far passare l’idea che questa questione dell’immigrazione non sia governabile. E uno dei modi per fare questo è continuare a parlare di rimpatri: una questione che di fatto non è possibile per una serie di motivi perché mancano gli accordi bilaterali con i paesi di provenienza, perché sono molto costosi. Tanto è vero che come sapete le due più grosse sanatorie sono state fatte da governi di centrodestra per un numero di 900mila persone. Gli stessi che hanno introdotto il reato di clandestinità hanno dovuto fare delle sanatorie perché si sono scontrati con l’impossibilità di fare rimpatri. Anche quest’anno ce ne sono stati molto pochi, nonostante fosse una delle questioni proposte da Minniti (decreti Minniti-Orlando) con l’estensione dei Cpr (ex Cie), per il rimpatrio. Noi proponiamo degli strumenti stabili di regolarizzazione che siano legati a percorsi di inclusione lavorativa. Non una sanatoria una tantum. Bisogna pensare all’immigrazione non come un fatto di ordine pubblico e sicurezza: deve riguardare non solo il ministero dell’interno ma anche il ministero del lavoro.

Laura Lauri, Liberi e uguali
È evidente che se noi riuscissimo a cambiare il sistema di ingresso ci sarebbero molti meno irregolari e di conseguenza molta meno esigenza di rimpatriare le persone. Poi io voglio essere molto chiara su un punto: una volta che è stato messo in piedi un sistema d’ingresso attraverso vie legali sia per l’asilo sia per ragioni economiche, un sistema di accoglienza che funziona, io sono convinta che bisognerà essere molto duri su rispedire a casa chi non rispetta le regole di questo paese, chi compie crimini. Una volta che si cambia il sistema normativo, è evidente che chi viene in Italia per delinquere, chi non rispetta le leggi deve essere rispedito a casa con degli accordi.

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