Il porto di Valencia, Spagna, il giorno prima dell’arrivo di 630 migranti respinti dall’Italia che ha deciso di chiudere i porti alle navi delle ong.

Valencia si prepara ad accogliere l’Aquarius respinta dall’Italia

Il porto di Valencia, Spagna, il giorno prima dell’arrivo di 630 migranti respinti dall’Italia che ha deciso di chiudere i porti alle navi delle ong.
16 giugno 2018 19:15

“Valuteremo la situazione prima di decidere se rimanere operativi sull’Aquarius”, afferma serafico il presidente di Medici senza frontiere Spagna, David Noguera, mentre più di seicento giornalisti da tutto il mondo stanno arrivando nella sala stampa allestita dal comune di Valencia all’interno di un edificio di vetro nel porto della città, dove domani alle 12 attraccherà la nave umanitaria Aquarius, insieme ad altre due navi militari italiane che trasportano in tutto 630 migranti, soccorsi al largo della Libia sette giorni fa, il 9 giugno.

In Italia il ministro dell’interno Matteo Salvini – che ha definito “una crociera” la lunga traversata – ha già annunciato che i porti italiani rimarranno chiusi anche per altre due imbarcazioni umanitarie che battono bandiera olandese e che in questo momento si trovano al largo della Libia. “Cercheremo di capire se la chiusura dei porti è definitiva o temporanea per le navi delle ong”, continua il presidente della sezione spagnola di Msf, che è preoccupato per la restrizione dello spazio di azione umanitaria nel Mediterraneo. Noguera, però, sente anche la necessità di ringraziare le migliaia di spagnoli che in queste ore stanno chiamando al centralino dell’organizzazione per sapere come aiutare i profughi, lasciati senza approdo dall’Italia.

Una conferenza stampa della Croce rossa spagnola nella struttura che accoglierà i profughi dopo sette giorni di navigazione nel porto di Valencia, il 16 giugno 2017.

“Siamo tosti, siamo abituati a operare in contesti di guerra. Qualche settimana fa hanno bombardato un nostro ospedale nello Yemen e noi lo abbiamo riaperto”, continua Noguera che conferma la priorità dell’organizzazione: “Salvare la vita delle persone che provano a imbarcarsi dai porti libici per raggiungere l’Europa”. La rotta del Mediterraneo centrale, infatti, è quella in cui muoiono più persone al mondo e dopo l’accordo che l’Italia ha stipulato con il governo di Tripoli nel febbraio del 2017 il tasso di mortalità è ulteriormente aumentato. Secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim), lungo la rotta mediterranea muore una persona ogni 33.

Dopo l’accordo, nei primi sei mesi del 2018 gli arrivi in Italia si sono ridotti dell’80 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, tuttavia il clima del paese sembra sempre più ostile verso i profughi e verso le organizzazioni umanitarie. “Gli italiani in questi anni sono stati molto generosi e sicuramente stanno vivendo un momento di difficoltà, ma se solo ci fermassimo a riflettere comprenderemmo che chiunque di noi nelle condizioni in cui si trovano queste persone farebbe la stessa cosa: metterebbe a rischio la propria vita a bordo di un gommone pur di fuggire”, conclude Noguera.

La prima volta di Valencia
“Benvenuti a casa vostra”, è scritto in cinque lingue sul molo 1 del porto di Valencia, dove la nave Orione della marina militare italiana dovrebbe attraccare alle 6 del mattino del 17 giugno, seguita dalla nave Dattilo della guardia costiera alle 9 e infine dall’Aquarius alle 12. All’alba partirà un piano di accoglienza imponente per la città spagnola che non ha mai assistito a uno sbarco come questo.

Le autorità hanno fatto sapere che 2.320 operatori parteciperanno alle operazioni tra poliziotti, vigili urbani, personale della guardia civil, volontari della Croce rossa, operatori sanitari, medici, mediatori, portuari e funzionari di frontiera. Ottocento sono solo i volontari della Croce rossa che si sono resi disponibili a partecipare da tutta la provincia di Valencia. La Croce rossa prevede che le procedure di sbarco dureranno almeno nove ore.

I migranti verranno fatti scendere dalla nave a gruppi di venti, ha confermato il vicedirettore dell’unità di emergenza della città di Valencia, Jorge Suárez. Poi saranno sottoposti a un primo triage medico, quindi saranno divisi per l’identificazione e il colloquio con la polizia di frontiera, infine saranno fatti salire su tredici pullman e saranno distribuiti su tutto il territorio della provincia.

“Le donne incinte e i casi medici più delicati saranno portati subito all’ospedale dopo il triage”, ha spiegato Rafael Gandia, presidente della Croce rossa di Valencia. “I migranti saranno divisi in base alla loro vulnerabilità e stando attenti a non separare i gruppi familiari: i minori non accompagnati saranno portati in appositi centri”, ha spiegato Iñigo Vila, capo del dipartimento di emergenza della Croce rossa spagnola.

Le autorità spagnole hanno confermato che a bordo delle tre navi ci sono circa cento minori non accompagnati, la maggior parte di loro ha tra i 15 e i 17 anni. Tutte le pratiche si svolgeranno nel minor tempo possibile per permettere ai migranti che sono molto provati dal lungo viaggio di essere rapidamente trasferiti nei centri di accoglienza. Le autorità non vogliono rivelare le città che accoglieranno i profughi per tutelare la loro privacy.

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Intanto l’Aquarius naviga lentamente verso Valencia, stamattina ha costeggiato le Isole Baleari. Dopo giorni di cattivo tempo e di mare mosso, la situazione si è stabilizzata. “Il mare è più calmo e le persone sono più calme”, racconta Alessandro Porro, soccorritore di Sos Méditerranée. “Ci continuano a chiedere notizie sull’arrivo ogni volta che costeggiamo un’isola o quando un lembo di terra appare all’orizzonte”, aggiunge.

“I soccorritori invece sono parecchio frustrati”, spiega Baptiste Brebel, un altro operatore a bordo dell’Aquarius. “Sanno che impiegheranno molti giorni per tornare indietro nella zona di ricerca e soccorso in cui molte persone rischiano di morire, perché non ci sono quasi più navi di soccorso”. In mattinata un pastore evangelico nigeriano ha improvvisato una messa sul ponte dell’Aquarius. “Ha fatto un bel sermone sulla libertà, sulla prigionia, sul viaggio”, racconta Porro. Le persone si sono messe a pregare e a cantare. “Siamo esausti e non vediamo l’ora di arrivare”.

In Italia intanto è stato diffuso un video di un falso soccorritore dell’Aquarius che racconta che sulla nave i migranti possono divertirsi con l’open bar e giocare con le slot machine. Il video ha avuto migliaia di visualizzazioni. I volontari di Sos Méditerranée ci scherzano su: “Con tutti i giornalisti che sono saliti a bordo, come possono circolare notizie false come queste. Ormai tutti dovrebbero sapere che anche ai volontari di Sos Méditerranée è proibito bere anche una birra quando sono a bordo”.

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