Migranti soccorsi lungo la rotta tra Marocco e Spagna arrivano a Malaga, in Spagna, il 20 luglio 2019. (Jesus Merida, Sopa Images/LightRocket/Getty Images)

L’accordo sui migranti di Macron è una sfida ai porti chiusi di Salvini

Migranti soccorsi lungo la rotta tra Marocco e Spagna arrivano a Malaga, in Spagna, il 20 luglio 2019. (Jesus Merida, Sopa Images/LightRocket/Getty Images)
23 luglio 2019 11:19

Quattordici paesi europei hanno trovato un accordo per attivare “un meccanismo di solidarietà” che serva a ricollocare i migranti soccorsi nel Mediterraneo. Lo ha annunciato il 22 luglio il presidente francese Emmanuel Macron in una conferenza stampa a Parigi, dopo aver ricevuto l’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati Filippo Grandi e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) Manuel de Carvalho Ferreira Vitorino e al termine di una riunione informale tra i ministri dell’interno e degli esteri dei paesi europei.

Tra i quattordici che si sono detti disponibili all’accordo voluto da Parigi e Berlino ce ne sono otto che saranno particolarmente attivi nel progetto: si tratta della Francia, della Germania, del Portogallo, del Lussemburgo, della Finlandia, della Lituania, della Croazia e dell’Irlanda. Il ministro dell’interno italiano Matteo Salvini non ha partecipato al vertice convocato da Parigi e ha fatto sapere che non intende sottoscrivere la proposta francese.

Condividere le responsabilità
L’obiettivo della riunione informale era quello di trovare un accordo preliminare a uno vero e proprio che dovrebbe essere stipulato a Malta a settembre, per adottare un sistema strutturale di condivisione delle responsabilità tra i paesi europei per il soccorso e il ricollocamento dei migranti soccorsi in mare lungo la rotta del Mediterraneo centrale. L’obiettivo è quello di evitare che si apra un negoziato su ogni nave che soccorre migranti al largo della Libia, come avviene ormai da un anno.

Per Macron questo meccanismo dovrebbe consentire di ricollocare i richiedenti asilo “nella maniera più rapida possibile”, mentre in cambio i paesi che offrono accoglienza chiederebbero all’Italia e a Malta di aprire i loro porti alle navi umanitarie.”Abbiamo consolidato il meccanismo di ripartizione nel breve periodo, ma vorremmo andare più lontano e responsabilizzare tutti i governi e le istituzioni europee”, ha detto Macron che vuole anche migliorare il meccanismo di rimpatrio volontario verso i paesi di origine.

Riguardo alla proposta di Macron i segnali che arrivano da Roma non sono confortanti

Il presidente francese ha anche parlato della situazione in Libia, chiedendo alle autorità di mettere fine alla detenzione dei migranti. “La situazione in Libia è estremamente preoccupante”, ha detto Macron che ha condannato i bombardamenti contro i centri di detenzione.

Secondo le organizzazioni internazionali almeno 5.200 profughi si trovano nei centri di detenzione governativi, mentre non si hanno cifre delle persone incarcerate nei centri non governativi.

Il presidente francese ha detto di voler coinvolgere tutti i paesi europei nel programma che potrebbe essere finanziato con i fondi dell’Unione. Ma i segnali che arrivano da Roma non sono confortanti. “La riunione sui migranti organizzata a Parigi è stata un errore di forma e di sostanza. L’Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma”, ha detto Matteo Salvini commentando le dichiarazioni del presidente francese. “Il vertice di Parigi voluto da francesi e tedeschi si è rivelato un flop ed è stato ampiamente disertato dai ministri europei”, ha concluso.

Mentre la Francia e la Germania, in linea con quanto annunciato dalla nuova presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, sembrano cercare dei tavoli multilaterali per risolvere la questione dell’immigrazione, l’Italia appare sempre più isolata sulle sue posizioni.

Di nuovo in mare
Intanto le ong Sos Méditerranée e Medici senza frontiere (Msf) hanno annunciato in una conferenza stampa di essere tornate in mare con una nave di soccorso, l’Ocean Viking. La nave che batte bandiera norvegese sarà operativa da agosto. “Per sette mesi abbiamo cercato una nave, è stato lungo e difficile trovare un armatore che ci sostenesse e una bandiera che rispettasse le leggi del mare”, ha indicato Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Méditerranée.

L’Ocean Viking è lunga 69 metri e larga 15, è stata costruita nel 1986 per l’assistenza alle piattaforme petrolifere nel mare del Nord, e potrebbe accogliere tra i 200 e i 300 naufraghi. Tenerla in mare costerà 14mila euro al giorno. Disporrà di un equipaggio di nove persone, un’équipe di dieci soccorritori di Sos Méditerranée e personale medico di Msf, tra cui un’ostetrica. La nave è partita dalla Polonia ed è diretta a Marsiglia, da dove salperà per il Mediterraneo centrale nelle prossime settimane, per pattugliare quella che è considerata la rotta migratoria più pericolosa del mondo.

Le ong hanno assicurato che non riporteranno i migranti in Libia, paese considerato non sicuro. “Torniamo in mare perché le persone stanno morendo”, ha affermato Joanne Liu, presidente di Msf, che ha accusato gli stati di avere “una logica di morte” e di voler “fare sparire i salvati”, proponendo come “soluzione” il ritorno in Libia. In tre anni di attività, la precedente nave di Sos Méditerranée, l’Aquarius, ha soccorso 30mila naufraghi, ma è stata costretta a terminare le sue attività nel dicembre del 2018, dopo essere stata privata della bandiera da Gibilterra e da Panama.

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Guido Vitiello
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