Roma, 24 gennaio 2018.

La campagna della destra contro i diritti lgbt 

Roma, 24 gennaio 2018.
01 febbraio 2018 15:15

Mentre il viso sorridente di Giorgia Meloni campeggia da qualche settimana sui cartelloni elettorali con lo slogan “Difendi la famiglia tradizionale”, a molti non è sfuggita l’involontaria ironia del messaggio. La leader di Fratelli d’Italia infatti non è sposata con l’uomo da cui ha avuto una figlia, ma soprattutto diversi esponenti di spicco del centrodestra come Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Alessandra Mussolini vantano situazioni familiari tutt’altro che tradizionali, dove si va dai plurisposati fino al patteggiamento per il reato di sfruttamento della prostituzione minorile.

Nel giro di poche ore hanno cominciato a girare in rete decine di parodie del cartellone con l’immagine di Meloni sostituta tra gli altri da Brooke e Ridge di Beautiful, la famiglia di Shining o Darth Vader. Ma al di là dell’ironia resta ovvio che lo slogan propagandistico sia solo un eufemismo per lanciare un messaggio omofobo: la famiglia tradizionale è quella eterosessuale.

Sensibilità per i diritti gay
Giorgia Meloni però farebbe bene a studiare i risultati di un sondaggio commissionato dal Gay center e presentato qualche giorno fa alla camera dei deputati, che descrive un elettorato di destra molto più sensibile di quanto si creda al tema dei diritti civili. Se infatti il 65,1 per cento è favorevole a una legge contro l’omofobia, “i dati rivelano come a destra il partito guidato da Giorgia Meloni sia quello con gli elettori più gay friendly: il 67,7 per cento degli elettori di Fdi ha infatti espresso opinioni positive e di vicinanza alle persone lesbiche, gay e trans e il 58 per cento è favorevole a strutture di supporto per persone lesbiche e gay”.

E le sorprese non finiscono qui. Il sondaggio rivela che il nordest, considerato la roccaforte della destra italiana, è anche l’area più ben disposta verso i diritti lgbt: il 72,4 per cento degli elettori sarebbe favorevole alla legge contro l’omofobia e il 73 per cento sarebbe favorevole ad azioni nelle scuole contro il bullismo verso lesbiche e gay.

Meloni e Salvini promettono di introdurre nella costituzione il principio di riservare l’adozione solo alle coppie eterosessuali

L’atteggiamento degli italiani verso la questione omosessuale si sarebbe quindi molto ammorbidito in questi anni, anche tra la parte più conservatrice del paese. Eppure, durante una campagna elettorale molto povera di progetti e molto ricca di slogan, alcuni esponenti dell’area cattolica del centrodestra hanno già annunciato che, se vinceranno, aboliranno la legge sulle unioni civili. E in particolare Meloni e Salvini promettono di introdurre nella costituzione il principio che l’adozione sia riservata esclusivamente alle coppie eterosessuali.

Abolizioni impossibili
“Possono farlo davvero?”, ho chiesto ad Angelo Schillaci, ricercatore in diritto pubblico comparato all’università Sapienza di Roma e coordinatore di Dems Arcobaleno. “Se avessero i numeri in parlamento, in teoria potrebbero farlo”, mi ha spiegato, “ma poi la pratica è tutta un’altra storia”. Schillaci, che si dice piuttosto sereno sul fatto che si tratti solo di propaganda, fa innanzitutto notare che queste minacce rientrano in una dinamica prevedibile e quasi sicuramente innocua: “La stessa cosa è successa sia in Spagna sia in Francia durante la prima campagna elettorale successiva all’introduzione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma poi non c’è stata nessuna abolizione”.

“E anche al di là dei precedenti storici”, prosegue Schillaci, “l’abolizione della legge sulle unioni civili sarebbe comunque infattibile dal punto di vista politico, perché andrebbe a intaccare lo stato civile delle persone: non puoi farmi unire civilmente e poi sei mesi dopo dirmi che non lo sono più”. E lo stesso vale per un’eventuale modifica della legge: “Se, per esempio, si tentasse di togliere la reversibilità della pensione per il partner, pensa al pregiudizio per chi ne sta già godendo. Qualunque modifica peggiorativa delle legge”, conclude Schillaci, “finirebbe sicuramente davanti alla corte costituzionale, che tra l’altro con la sentenza 138 del 10 luglio 2010 aveva già obbligato il legislatore a introdurre una tutela legale per le coppie omosessuali in Italia”.

Ancora meno realistica sembra l’intenzione espressa da Meloni e Salvini di limitare per via costituzionale l’accesso all’adozione alle sole coppie eterosessuali: la modifica della costituzione richiede uno sforzo politico talmente alto e un iter talmente complesso che è praticamente impossibile che si decida di dedicare tanta energia politica a una questione così marginale per la maggioranza degli italiani. Per non parlare del fatto che l’introduzione di un’esplicita discriminazione all’interno della carta troverebbe un serio ostacolo nel principio di uguaglianza contenuto nell’articolo 3.

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Propaganda a parte resta il fatto che, se una coalizione di centrodestra vincesse le elezioni, in Italia comincerebbe un lungo inverno per i diritti civili. Nessun partito del centrodestra ha infatti incluso iniziative di promozione dei diritti lgbt nel suo programma elettorale. E lo stesso vale per il Movimento 5 stelle. Dopo il doloroso ritiro del sostegno alla legge sulle unioni civili che è costato lo stralcio della stepchild adoption, i cinquestelle confermano ancora una volta che i diritti degli omosessuali non sono assolutamente tra le loro priorità. E che l’opportunismo politico conta più della tutela delle minoranze.

La destra italiana è ancora lontana dallo spirito che nel 2012 spinse l’allora premier britannico David Cameron a dichiarare: “Non sostengo il matrimonio gay nonostante io sia un conservatore. Io sostengo il matrimonio gay proprio perché sono un conservatore”. Nel nostro paese essere omosessuale significa ancora dover votare automaticamente la sinistra che, seppure con tutti i suoi limiti, resta l’unica area politica che ancora lotta per i diritti lgbt e candida omosessuali dichiarati.

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