05 gennaio 2018 18:12

Abbiamo finito il 2017 con il freddo, cominciamo il 2018 con il freddo. Normale, almeno nell’emisfero boreale. Ma in questi giorni di bufere, il bosco innevato dove si aggirano due meravigliosi cervi (un maschio e una femmina) all’inizio di Corpo e anima, più che gelo suggerisce una sensazione ovattata, onirica. E presto il motivo sarà chiaro. Nel film della regista ungherese Ildikò Enyedi, Orso d’oro a Berlino, gli animali hanno un ruolo importante. Sarebbe stato molto difficile per i due protagonisti, Endre e Maria, due anime solitarie, riuscire a stabilire un rapporto se non fosse stato per i due cervi. Lavorano tutti e due in un mattatoio di Budapest (Endre, un uomo deluso dal prossimo, è il direttore; mentre Maria, timida patologica, è una consulente che certifica la qualità della carne macellata), dove i cervi del bosco ovattato lasciano il posto a bovini pronti per la macellazione – di cui ci vengono mostrate fasi piuttosto cruente.


La relazione romantica tra i due può forse rappresentare una sintesi tra le meraviglie della natura e gli orrori che le impongono gli esseri umani, ma non è mai una consolazione per lo spettatore, che sia amante della natura, delle bistecche, o di tutte e due. Anzi risulta stranamente autentica, probabilmente anche grazie ai due interpreti: Morcsányi Géza, al suo debutto sul grande schermo a più di sessant’anni, e la magnetica e sensibile Alexandra Borbély (che ha vinto tra l’altro l’European film award come miglior attrice battendo Juliette Binoche, Isabelle Huppert, Paula Beer e Florence Pugh).


Il ragazzo invisibile. Seconda generazione è ovviamente il sequel del film del 2014 con cui Gabriele Salvatores ha affrontato il genere dei supereroi. Torniamo a seguire le avventure di Michele, un ragazzo di Trieste che scopre di avere la facoltà di diventare invisibile. I suoi superpoteri lo portano lontano da casa, a incontrare altri ragazzi “speciali”, x-men, come lui. Nel cast volti vecchi e nuovi: Ludovico Girardello nei panni del ragazzo invisibile, Valeria Golino, Noa Zatta, Ksenia Rappoport.

Forse a causa della pesante eredità dei maestri del passato, forse per la presunta crisi cronica di quella che un tempo era un’industria fiorente, (capace di impossessarsi senza complessi di linguaggi altrui, come il western), ma nel cinema italiano è stato sempre difficile sperimentare e trovare nuovi linguaggi, importare generi. Da questo punto di vista Gabriele Salvatores non ha mai avuto grandi timori reverenziali. E quindi forse, al di là dei risultati, i suoi film – diciamo così – “di ricerca”, aiutano tutto il movimento a crescere. Con il suo Ragazzo invisibile ha importato in Italia il cinema dei supereroi. La sua parte l’ha fatta. Poi sono stati altri autori che si sono impossessati del genere. Forse è da loro che potevamo aspettarci un sequel, più che dal maestro di Mediterraneo e Nirvana.


Negli ultimi due anni, per vari motivi, ho visto una quantità mostruosa di cartoni animati, preferibilmente quelli per i più piccini. Accanto a grandi classici e qualche bella sorpresa, mi sono trovato a vedere cose orrende (specialmente in tv) e mortalmente noiose. Tra le cose che trovo più noiose ci sono le “avventure” di Winnie the Pooh. Il motivo è chiaramente anagrafico. Le innumerevoli volte che mi sono addormentato davanti alle sue avventure ho sempre apprezzato (molto) la sua magica grafica: l’orsetto, il tigrotto, i conigli e i canguri sono un patrimonio dell’infanzia, non c’è dubbio. Per lo stesso motivo sono sempre inorridito davanti ai piccoli prologhi in cui i vari animali appaiono fuori dalla magia dei cartoni, in carne e ossa se mi passate il termine. Ora arriva Vi presento Christopher Robin, la storia di come A.A. Milne, spezzato dopo la prima guerra mondiale, ha dato vita ai personaggi che poi Disney ha distribuito in tutto l’universo. Nel film di Simon Curtis, le creature di Milne sono animali di pezza, in carne e ossa, per tutto il tempo.


In uscita anche Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott, sul rapimento di John Getty. Nel cast, insieme a Michelle Williams, Christopher Plummer (al posto di Kevin Spacey) e Mark Whalberg, anche Nicolas Vaporidis.