Seconda fila a Claiborne avenue, New Orleans. (Nicola Lo Calzo, Per gentile concessione di Nicola Lo Calzo/L’agence à Paris/Luz)

Segni di un passato coloniale

29 maggio 2018 16:46

Da quasi sette anni il fotografo italiano Nicola Lo Calzo documenta l’eredità della diaspora africana e della schiavitù in vari paesi del mondo. Per il suo progetto, intitolato Cham, ha viaggiato in Benin, Togo, Ghana, Senegal, e poi Haiti, Cuba e Stati Uniti, per esplorare le tracce del passato coloniale.

In Obia (2014) ha seguito la vita dei discendenti degli schiavi africani del Suriname, nel nord dell’America Latina. I loro antenati fuggirono dalle piantagioni gestite dagli olandesi nel settecento, e andarono a vivere nella foresta come uomini liberi.

In Regla (2015-2016) ha ritratto i segni della cultura e della tradizione africana a Cuba: dai riti della religione afrocaraibica della santería fino all’hip-hop, che negli ultimi vent’anni è stato sottoposto a una forte censura.

In Tchamba (2017) ha viaggiato in Togo e in Benin per esplorare la complessità di uno dei riti vudù meno conosciuti in cui lo spirito degli schiavi torna tra i vivi per chiedere di essere celebrato con cerimonie e preghiere e per portare prosperità all’interno della comunità.

Lo Calzo è tra i fotografi ospiti di Ampie vedute, il ciclo di incontri organizzato in collaborazione con Internazionale nell’ambito della Milano PhotoWeek, la manifestazione dedicata alla fotografia che si svolgerà a Milano dal 4 al 10 giugno 2018. L’incontro si può prenotare qui.

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