L’incontro conclusivo della dodicesima edizione del festival di Internazionale a Ferrara. (Giuliano Del Gatto)

Tre giorni di incontri a Ferrara

09 ottobre 2018 15:06

Dal 5 al 7 ottobre si è svolta a Ferrara la dodicesima edizione del festival di Internazionale.

Quest’anno il programma prevedeva più di 120 incontri e ha coinvolto 220 ospiti provenienti da 44 paesi, per un totale di 250 ore di programmazione.

Gipi ha letto i nomi delle 34.361 persone morte dal 1993 a oggi nel viaggio verso l’Europa. Il giornalista curdo iraniano Behrouz Boochani ha ricevuto il premio giornalistico Anna Politkovskaja, che è stato ritirato da Omid Tofighian, il traduttore del suo libro No friend but the mountains.

Si è parlato di notizie false e privacy, di cosa significa rallentare per salvare il pianeta, di traduzione letteraria e di movimenti di protesta negli Stati Uniti.

Cinque palestinesi, tra cui la scrittrice e architetta Suad Amiry, si sono confrontati nell’incontro Palestina sconfinata. Mentre la giornalista argentina Marta Dillon, tra le fondatrici di Ni una menos, e la pachistana Rafia Zakaria hanno partecipato all’incontro sul ritorno del movimento femminista nel mondo.

Sabato si è svolto un picnic per l’Europa contro il ritorno delle divisioni, della xenofobia e delle discriminazioni. Il funambolo Alex D’Emilia ha passeggiato su un filo tra le torri del castello Estense e la sera c’è stato un dj set di musica elettronica sudafricana con Nan Kolè e Citizen Boy.

Domenica hanno dialogato gli scrittori britannici Zadie Smith e Hanif Kureishi, si è discusso sulle radici dell’intolleranza razzista in Italia, di diritti lgbt e della nuova leadership cinese.

Il festival si è chiuso con un dibattito tra Rana Dasgupta, Slavenka Drakulić, Ulrike Guérot e Martin Pollack sulla rinascita dei nazionalismi.

pubblicità