La fotografia può raccontare qualcosa di indefinibile, complesso e misterioso come l’amore? La mostra Love songs, alla Maison européenne de la photographie (Mep) di Parigi, ci prova e anzi, tenta di scrivere una piccola storia della fotografia a partire da tutte le declinazioni che questo sentimento può assumere: l’innamoramento, il desiderio, la seduzione, la sessualità, l’intimità quotidiana delle relazioni più mature e anche la separazione.

Love songs mette insieme 14 progetti di alcuni degli autori che hanno definito i linguaggi della fotografia contemporanea, come Nan Goldin, Nobuyoshi Araki, Emmet Gowin, Larry Clark e Sally Mann. Ed è proprio da un lavoro seminale come The ballad of sexual dependency di Goldin che Simon Baker, curatore e direttore del Mep, ha tratto ispirazione per l’intera esposizione. La mostra infatti è concepita come una compilation, una raccolta di canzoni creata per qualcuno; c’è un lato A e un lato B, come nelle cassette che fino agli anni novanta si registravano per la persona amata, perché condividere la musica è condividere una parte profonda di noi, che spesso non siamo in grado di descrivere in maniera razionale. Nick Hornby, autore del romanzo Alta fedeltà, ha parlato anche dell’importanza della scelta della giusta sequenza dei brani: “Dovete sapere che la creazione di una grande compilation, così come una separazione, richiede più fatica di quanto sembri. Devi cominciare alla grande, catturare l’attenzione! Allo stesso livello metti il secondo brano, e poi devi risparmiare cartucce inserendo brani di minore intensità”.

La “compilation” di Love songs risponde a esigenze più semplici, basate sull’ordine cronologico: la facciata A raccoglie le opere realizzate tra il 1950 e il 1990, mentre la B quelle dalla seconda metà degli anni ottanta fino a oggi. Il punto in cui questa sequenza esprime le sue complessità è la questione dello sguardo nelle relazioni, affermando come l’amore non sia solo un’esperienza universale ma soggettiva. Il modo in cui guardiamo l’altro cambia completamente la percezione del mondo intorno a noi: Emmett Gowin ha fotografato Edith Morris per tutta la sua vita, trattando la famiglia e la vita domestica con sacralità, e anno dopo anno il suo lavoro si è trasformato in un’ode alla natura effimera delle cose, rafforzando sempre di più il legame profondo con la moglie. Sally Mann racconta la forza del legame con il marito Larry attraverso il decadimento fisico dell’uomo, causato dalla distrofia muscolare. Il fotografo cinese Lin Zhipeng, nato nel 1979, ritrae la libertà della sua generazione che, nel privato delle feste, osa una libertà assoluta non concessa nella vita pubblica: il desiderio e la sessualità diventano atti politici.

E a noi, come spettatori, cosa chiede Love songs? Siamo dei semplici voyeur dell’intimità degli altri? No, siamo degli ospiti, invitati da questi fotografi a conoscere i loro spazi intimi, in cui ritrovarsi o per entrare in contatto con mondi distanti da noi. Un mixtape che non è più il discorso segreto tra due amanti ma una riflessione aperta sulle possibilità e i limiti della fotografia.

Love songs resterà aperta fino al 21 agosto. Il catalogo è pubblicato in francese da Atelier Exb.

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