Il 2 marzo il negozio online di musica Bandcamp ha fatto un annuncio sorprendente: è stato comprato dall’azienda di videogiochi Epic Games, fondata da Tim Sweeney, conosciuta per aver creato lo sparatutto in terza persona Fortnite e per aver fatto causa alla Apple accusandola di aver messo in piedi un monopolio nel mercato digitale. Il cofondatore di Bandcamp, Ethan Diamond, che resterà amministratore delegato, ha spiegato in un articolo pubblicato su internet che la sua azienda “continuerà a operare come un mercato autonomo e come una comunità musicale” e questa nuova avventura con la Epic “fornirà le risorse per portare molti più benefici ad artisti e fan”. Nessuno però sa quale sarà il futuro di Bandcamp. Se pensate che andrà tutto bene, forse dovete guardare gli episodi recenti in cui grandi aziende tecnologiche hanno inghiottito piattaforme più piccole: Twitter ha acquistato e poi chiuso l’applicazione per i video Vine; la Verizon ha sventrato la redazione dell’Huffing­ton Post; Face­book ha gonfiato le statistiche sullo streaming dei video, costringendo gli editori a puntare su contenuti costosi e poco redditizi. Qual è lo scenario migliore? “La Epic ha le conoscenze per perfezionare Band­camp, inclusa la possibilità di fare più acquisti sui telefoni, di creare playlist e altri servizi per gli utenti”, spiega il ricercatore e giornalista Ron Knox. Ma la storia dimostra che ci sono molte ragioni per aspettarsi il peggio.
Nitish Pahwa, Slate

Tim Sweeney (t. Dove, The New York Times/Contrasto)

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati