Dopo che l’11 gennaio le forze sudanesi guidate dal generale Abdel Fattah al Burhan sono entrate a Wad Madani, una città nel Sudan centrale, sono emerse contro di loro gravi accuse di crimini contro i civili, tra cui esecuzioni extragiudiziali, rapimenti e torture. Sui social media hanno circolato video di uccisioni e torture ai danni di persone identificate come sudsudanesi. Le autorità di Juba, capitale del Sud Sudan, hanno protestato ufficialmente con Al Burhan, ma non è bastato: il 16 gennaio nelle strade delle principali città del paese (che ha ottenuto l’indipendenza da Khartoum nel 2011) è scoppiata una rivolta contro i sudanesi, i cui negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati. Secondo la polizia, le violenze hanno causato sedici morti, scrive Sudan Tribune. Il 17 gennaio in Sud Sudan è stato imposto il coprifuoco notturno e centinaia di sudanesi sono stati scortati in luoghi sicuri dalle forze di sicurezza. ◆ ** Il 16 gennaio il governo statunitense ha imposto sanzioni contro Al Burhan, come aveva già fatto il 7 gennaio con il suo principale avversario, Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, comandante delle Forze di supporto rapido (Rsf), riporta **Radio Tamazuj.
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Questo articolo è uscito sul numero 1598 di Internazionale, a pagina 25. Compra questo numero | Abbonati