Commercio interno di prodotti alimentari nell’Africa occidentale, miliardi di dollari (ocse)

I paesi africani commerciano troppo poco tra loro e i responsabili politici se ne lamentano spesso. I dati ufficiali, scrive l’Economist, sostengono che solo il 15 per cento del commercio africano avviene all’interno del continente. Ma secondo il settimanale britannico, il fatto che gli esportatori africani si rivolgano ai mercati di altri continenti e tendano a ignorare i paesi confinanti è “un’eredità del colonialismo che distorce la realtà”. Proprio per superare questo problema, cinque anni fa è nata l’African continental free trade area (Afcfta), un accordo ambizioso che dovrebbe assicurare generi alimentari sufficienti a tutta l’Africa nei prossimi decenni. Un obiettivo lodevole, continua l’Economist, ma “basato in parte su un mito”. I dati raccolti negli ultimi anni dal Sahel and west Africa club dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), soprattutto nel mercato dei generi alimentari, dicono che “ogni anno all’interno della sola Africa occidentale gli scambi di prodotti alimentari valgono circa dieci miliardi di dollari. Questa cifra è sei volte più alta di quella fornita dalle stime ufficiali”. Il problema è che gran parte degli scambi di beni alimentari all’interno del continente sfugge alle rilevazioni: quando la merce viaggia su strada è difficile intercettarla. “Il bestiame, per esempio, raramente passa la frontiera attraverso i valichi ufficiali. Includendoli nel conteggio, la quota di commercio interno nell’Africa occidentale salirebbe di almeno il 30 per cento”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati