La grande letteratura può essere un viaggio che dal minuscolo conduce all’infinito. Un gioco di questo tipo riesce a Martina Hefter con il suo nuovo romanzo. Juno Isabella Flock giace “su un tappetino da ginnastica, qualche distratto esercizio per gli addominali, tutto qui. In realtà passava la maggior parte del tempo a guardare il soffitto”. Dalla stanza accanto filtra una luce azzurrina e talvolta giunge il rumore del motore di un letto medicale. Lì giace colui che Juno conosce meglio e da più tempo di chiunque altro. È gravemente malato, si chiama Jupiter ed è, come nel mito, il marito di Juno. Una coppia di divinità e scrittori. Lui è un romanziere, che ha appena ricevuto un premio letterario di medio valore economico, lei è una via di mezzo tra danzatrice, coreografa e autrice. L’apocalisse arriva, in questo romanzo planetario, come al cinema, perché l’incubo di Juno somiglia alla sceneggiatura del film Melancholia di Lars von Trier. Un pianeta si scaglia contro la Terra, prima di annientare ogni forma di vita, non solo quella della coppia di sposi di cui parla il film. Juno ascolta la colonna sonora del film in loop continuo su Spotify, così quella musica è indissolubilmente incollata alla traccia sonora della sua vita. E suggerisce di guardare il film a un ragazzo con cui chatta su WhatsApp come fosse un anello di fidanzamento maledetto. Il potere di seduzione letteraria di Hefter somiglia all’arte dei love scammer che ti truffano su internet: si avrebbe voglia di cascarci.
Ronald Düker, Die Zeit
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati