Lo sbadiglio non è solo un respiro profondo che indica stanchezza o noia, ma un processo che riorganizza il flusso dei liquidi del cervello. È la conclusione di uno studio basato sulle risonanze magnetiche, da cui emerge anche che ogni persona sbadiglia a modo suo.
Anche se è comune alla maggior parte dei vertebrati, lo scopo preciso di questo comportamento resta un mistero. Tra le possibili funzioni ipotizzate c’è ossigenare i polmoni, contribuire a regolare la temperatura corporea, migliorare la circolazione del liquido cerebrospinale e controllare i livelli di cortisolo.
“I coccodrilli sbadigliano e forse lo facevano anche i dinosauri. È un tratto evolutivo straordinariamente stabile, ma perché esiste ancora?”, si chiede Adam Martinac dell’istituto di ricerca Neuroscience research Australia.
Per cercare di risolvere il mistero della funzione degli sbadigli e dei loro effetti sul corpo, con il suo gruppo di ricerca ha reclutato undici uomini e undici donne.
Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a risonanza magnetica durante quattro diversi tipi di respirazione: respirazione normale, sbadiglio, inibizione volontaria dello sbadiglio e respiro molto profondo.
Quando hanno cominciato ad analizzare i dati, i ricercatori sono rimasti sorpresi dai risultati. Partivano dall’ipotesi che lo sbadiglio e il respiro profondo stimolassero l’espulsione del liquido cerebrospinale, che riempie le cavità cerebrali vuote e riveste la superficie del cervello.
“Invece lo sbadiglio stimolava lo spostamento del liquido nella direzione opposta a quella del respiro profondo”, spiega Martinac. “Non ce lo aspettavamo”.
Più precisamente hanno scoperto che durante lo sbadiglio il liquido cerebrospinale e il sangue venoso seguono la stessa direzione, spesso spostandosi insieme dal cervello verso la colonna vertebrale. È il segno di una riorganizzazione della dinamica dei fluidi diversa rispetto a quella causata dal respiro profondo, durante il quale il liquido cerebrospinale e il sangue venoso scorrono in direzioni opposte, con il primo che affluisce al cervello e il secondo che defluisce.
Una combinazione di effetti
Il meccanismo esatto di come il liquido cerebrospinale defluisca mentre si sbadiglia non è ancora chiaro e neppure la sua quantità, anche se si stima che ammonti ad appena qualche millilitro per sbadiglio, dice Martinac, che spera di quantificarlo nella prossima fase dello studio. “Pensiamo che i muscoli del collo, la lingua e la gola si coordinino per espellerlo”, aggiunge. Un altro risultato importante è che lo sbadiglio aumenta l’afflusso arterioso carotideo di oltre un terzo rispetto al respiro profondo, forse perché stimola sia il liquido cerebrospinale sia il sangue venoso a uscire dalla cavità cranica – invece di espellere il sangue e ricevere il liquido – creando spazio per l’afflusso arterioso supplementare.
Durante lo sbadiglio, poi, ogni volontario muoveva la lingua in modo unico. “Ciascuno sembra avere uno sbadiglio personale”, dice Martinac.
Un altro enigma che il team vuole svelare è il beneficio che il corpo trae dallo spostamento del liquido. “Forse serve alla termoregolazione o forse allo smaltimento dei residui, oppure a nessuno dei due”, commenta. “Probabilmente potremmo sopravvivere anche senza sbadigliare, ma forse ci sono sei, sette o otto effetti insignificanti diversi che insieme contribuiscono a regolare lo smaltimento dei residui, la temperatura corporea e perfino la dinamica emotiva di gruppo”.
La contagiosità, a sua volta un mistero, è stata essenziale per l’esperimento, perché i ricercatori hanno incoraggiato i volontari a sbadigliare introducendo nel macchinario per la risonanza uno schermo su cui scorrevano video di persone che lo facevano.
“Quando facciamo le riunioni in laboratorio o presento qualcosa devo sempre parlare per ultimo, perché appena illustro la mia ricerca tutti cominciano a sbadigliare”, racconta Martinac.
Risultati sottovalutati
Andrew Gallup della Johns Hopkins University del Maryland trova che lo studio fornisca risultati importanti che danno un prezioso contributo alla comprensione dello sbadiglio, e che i ricercatori abbiano minimizzato alcuni aspetti, soprattutto le nuove prove a favore dell’importante ruolo di termoregolatore.
“L’aumento del 34 per cento del flusso arterioso carotideo interno durante lo sbadiglio è un risultato importantissimo che nell’attuale versione dello studio sembra ignorato o almeno minimizzato”, sostiene Gallup.
Fa inoltre notare che la ricerca ha analizzato gli sbadigli contagiosi invece di quelli spontanei, e che gli effetti di questi ultimi potrebbero essere addirittura più marcati.
“Ci si può aspettare che gli sbadigli spontanei producano nel liquido cerebrospinale e nel sangue venoso cambiamenti perfino maggiori di quelli descritti”, dice. “I video, infatti, indicano che gli sbadigli contagiosi sono più brevi di quelli spontanei, la cui durata media è di circa sei secondi”. Yossi Rathner dell’università di Melbourne, in Australia, è d’accordo sul fatto che il team abbia sottovalutato alcuni risultati, ma non sull’argomento a favore della termoregolazione.
Secondo lui è possibile che con l’aumentare della pressione del sonno l’adenosina – un composto coinvolto nella regolazione del ciclo sonno-veglia – si accumuli nel tronco encefalico.
“Lo sbadiglio potrebbe innescare gli spostamenti del liquido nel tronco encefalico per espellere l’adenosina, allentando temporaneamente la pressione del sonno e aumentando lo stato vigile”, ipotizza. “Non è un risultato diretto dello studio, ma una possibile implicazione dei dati”. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati