Il romanzo d’esordio della statunitense Alexis M. Smith si dipana in delicati collegamenti di pensiero lineare, espressi (per lo più) con frasi ingannevolmente semplici. A parlare è la protagonista, Isabel, nata come l’autrice nel Pacific Northwest e cresciuta in Alaska con la sorella maggiore. Isabel sogna Amsterdam, “anche se non c’è mai stata e probabilmente non ci andrà mai”. Isabel crede che lì tutto sia perfetto. La storia copre apparentemente un solo giorno, ma i ricordi di Isabel risalgono all’infanzia, con episodi intermedi come un viaggio in campeggio, un incontro con un’astrologa e un’esperienza decisiva davanti a un immenso ghiacciaio. L’amore di Isabel per i libri la porta a trovare lavoro in biblioteca, dove s’innamora del collega Spoke, un veterano della guerra in Iraq il cui improvviso nuovo arruolamento getta un’ombra lunga sulla storia, spingendola all’introspezione durante la festa a cui aveva programmato di andare con lui: “Spoke è già a metà del paese, dove la gente sta preparando la colazione, porta fuori i cani sui prati ancora umidi di rugiada, sale su autobus e treni diretti verso il centro delle città, si mette in fila nei bar per il caffè”, pensa, mentre “ad Amsterdam è già un delizioso pomeriggio, le foglie stanno cambiando colore”. La bella impaginazione di questo libro sottile rispetta ed esalta la voce di Smith, con ampi spazi bianchi in ogni pagina e una generale rinuncia a virgole e virgolette. Lirico e luminoso.
Publishers Weekly

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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati