Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, New York è stata attraversata da una scena poetica vivace e alternativa, cresciuta fuori dai circuiti accademici. Al centro di questo fermento c’era il Nuyorican poets café, che è diventato un punto di riferimento per la spoken word, la lettura di versi ad alta voce, e i poetry slam, le gare in cui artisti più noti e persone sconosciute si esibivano recitando poesie davanti a un pubblico che li valutava. Nel 1986, appena trasferitasi a New York da Napoli, la fotografa Lina Pallotta è entrata in quel locale quasi per caso ed è stata subito attirata dalla sua atmosfera. “Ho amato l’energia cruda, viscerale, degli artisti: presentavano storie allo stesso tempo universali e intime, offrendo la loro visione poetica della vita e dell’America”, racconta. Per quasi vent’anni Pallotta ha seguito queste esibizioni in vari locali della città. Nelle sue immagini, a volte mosse e sgranate, si è concentrata soprattutto sui corpi e sui gesti, restituendo il carattere collettivo di quelle serate in cui il palco e la platea condividevano la stessa energia contagiosa. Nell’ottobre 2025 le foto scattate da Pallotta sono state raccolte nel libro Tongue on flames (Nero editons). ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati