Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, New York è stata attraversata da una scena poetica vivace e alternativa, cresciuta fuori dai circuiti accademici. Al centro di questo fermento c’era il Nuyorican poets café, che è diventato un punto di riferimento per la spoken word, la lettura di versi ad alta voce, e i poetry slam, le gare in cui artisti più noti e persone sconosciute si esibivano recitando poesie davanti a un pubblico che li valutava. Nel 1986, appena trasferitasi a New York da Napoli, la fotografa Lina Pallotta è entrata in quel locale quasi per caso ed è stata subito attirata dalla sua atmosfera. “Ho amato l’energia cruda, viscerale, degli artisti: presentavano storie allo stesso tempo universali e intime, offrendo la loro visione poetica della vita e dell’America”, racconta. Per quasi vent’anni Pallotta ha seguito queste esibizioni in vari locali della città. Nelle sue immagini, a volte mosse e sgranate, si è concentrata soprattutto sui corpi e sui gesti, restituendo il carattere collettivo di quelle serate in cui il palco e la platea condividevano la stessa energia contagiosa. Nell’ottobre 2025 le foto scattate da Pallotta sono state raccolte nel libro Tongue on flames (Nero editons). ◆

Il pubblico del Fez café, New York, 1993.
le Pussy poets, un gruppo di poete. Da destra Cristina Desrosiers, Janice Erlbaum, e un’altra poeta meno nota, in una galleria di Soho, New York, nel 1993.
Paul Steward si esibisce con un sassofonista al Nuyorican poets café, 1994.
Regie Cabico al Nuyorican poets café, nel 1994.
il Nuyorican poets café, nel 1995.

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 68. Compra questo numero | Abbonati