Se si volesse fare un’associazione cinematografica con Dream life, il nuovo disco di Marta Del Grandi pubblicato il 30 gennaio, verrebbe in mente un regista come Michel Gondry, che ama abbattere i confini tra sogno e realtà. La cantautrice milanese fa una cosa simile con la musica, come se, componendo un brano, cercasse volontariamente di sognare a occhi aperti. Dream life, in questo senso, non è un titolo casuale: le dieci canzoni dell’album sono immerse in un’atmosfera sospesa, con gli occhi rivolti verso l’interiorità, ma anche verso il cielo (in 20 days of summer Del Grandi si chiede come sia stato possibile perdersi dentro una nuvola) e verso le stelle (in Alpha centauri, uno dei pezzi migliori).

I temi d’attualità, come la crisi climatica, emergono più sotto forma di sottili inquietudini che in forma diretta, come succede in Antarctica, un brano che sembra uscito da Love this giant, il disco di David Byrne e St. Vincent del 2012. Tutto l’album, del resto, deve molto al minimalismo di Byrne e a certe atmosfere degli anni novanta (in Shoe shaped cloud ci ho risentito i Radiohead). Ma è anche attraversato da una notevole leggerezza, che non va intesa come superficialità, anzi. Del Grandi sa maneggiare molto bene il pop alternativo e la sua espressività vocale le permette di avvolgere con grazia i pezzi, dando a ognuno di loro un colore diverso.

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Dream life, arrivato a tre anni di distanza dal precedente Selva, ha avuto una gestazione abbastanza lunga. “Ho un flusso creativo poco costante, mi devo inchiodare alle sedia per fare un disco. E anche stavolta è stato così”, mi racconta Del Grandi al telefono da casa sua. “Quando sono in tour difficilmente ho lo spazio mentale per lavorare a delle canzoni nuove, per cui Dream life è nato nei periodi di pausa dai concerti, in cui potevo riflettere con calma e far affiorare le idee”.

L’idea del brano che dà il titolo all’album, per esempio, “è sbocciata l’anno scorso alla fine delle date estive. In quel periodo, forse perché ero stanca, tendevo a mescolare le cose che vivevo nel sogno con quelle che mi capitavano nella realtà. Ogni tanto raccontavo delle cose agli amici e loro mi dicevano: ‘Guarda che questa cosa non è mai successa’. Evidentemente avevo bisogno di evasione. Così ho inserito questo escapismo nella canzone”.

Doppia identità

A proposito di evasione, la cosmica Alpha centauri, costruita su un arpeggio di chitarra e una melodia vocale discendente, si apre verso un ritornello più scanzonato dove introduce un altro dei temi centrali del disco: i ricordi. “A me piacciono le immagini autobiografiche e un po’ magiche. Avevo letto che Alpha centauri è una stella che riconosciamo perché brilla molto intensamente, anche se è lontana quattro anni luce dalla Terra”, spiega la cantautrice. “La vediamo come un puntino, ma in realtà è più grande del sole. Nel testo del brano dico che Alpha centauri brilla e che sembra che ci faccia l’occhiolino, ma in realtà non ci vede neanche. Il senso è: i nostri drammi sono una cosa minuscola rispetto all’immensità di quello che ci circonda”.

Marta Del Grandi è un’artista particolare. È sotto contratto con un’etichetta britannica, la Fire Records, canta in inglese e le capita di fare concerti all’estero. Ma dopo l’uscita di Selva nel 2023 è stata notata anche in Italia, e oggi suona molto spesso nel paese. Come vive questa sua doppia identità? “Ho vissuto per un periodo in Irlanda a 17 anni. Scrivo in inglese, per me è una lingua facile da usare. Non sono una madrelingua, però, per cui lavoro con un’amica che mi fa da editor e mi aiuta a perfezionare i testi da un punto di vista grammaticale”.

Dice di non sapere cosa aspettarsi sull’accoglienza del disco in Italia. “Selva mi aveva aperto molte porte, e lavorare nel mio paese ovviamente mi piace tantissimo, anche se a volte mi sento un po’ sola. La musica alternativa è rimasta nel sottobosco e quando vado ai festival frequento più il cosiddetto indie italiano. Quella scena mi piace, ci sono tante persone che stimo, ma non sento di farne parte fino in fondo”.

Il mese Del Grandi prossimo porterà Dream life in tour. I concerti cominceranno il 26 marzo da Perugia, passeranno da Bologna, Milano e Roma, e poi si chiuderanno l’11 aprile a Longiano, in provincia di Forlì-Cesena. Poi partiranno le date all’estero: Rotterdam, Berlino, Parigi e Londra, tra le altre.

Dream life si chiude con Oh my father, un pezzo semiacustico sostenuto dai fiati, in cui la cantautrice si rivolge al padre: “Am i too old to be so scared and lost?” (sono troppo vecchia per essere così spaventata e persa?). “Anche questa canzone è abbastanza autobiografica: c’è tanto di me nel rapporto con i miei genitori, anche se l’ho romanzata. Del resto tutti rimaniamo un po’ bambini, anche se cresciamo. Ho scelto di chiudere il disco così perché fin da quando ho scritto l’arrangiamento con i fiati ho pensato che sarebbe stata perfetta alla fine. È un pezzo dolce, ma anche solenne, è una canzone della sera, quasi una ninna nanna”. Come se Del Grandi, dopo essersi svegliata, volesse tornare nel suo mondo interiore a cercare di nuovo ispirazione.

Questo testo è tratto dalla newsletter Musicale.

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