Il 24 febbraio sono entrati in vigore i nuovi dazi statunitensi del 10 per cento sulle importazioni da quasi tutti i paesi del mondo. Sono una risposta alla sentenza della corte suprema che ha dichiarato illegali le tariffe imposte dal presidente Donald Trump nell’aprile 2025. Per le nuove tariffe doganali, che potrebbero anche arrivare al 15 per cento, la Casa Bianca si è basata su una legge del 1974 che autorizza il presidente a intervenire in caso di forte squilibrio nella bilancia commerciale del paese.
Ma l’autorizzazione dura 150 giorni e per prorogarla l’amministrazione Trump dovrebbe ottenere il via libera del congresso. “È improbabile che succeda, visto che anche buona parte del Partito repubblicano è contrario ai dazi”, scrive Slate. Un recente studio della Federal reserve di New York ha concluso che, dopo l’imposizione dei dazi dello scorso anno, quasi il 90 per cento dei costi economici conseguenti è ricaduto sulle aziende statunitensi e sui loro clienti. “A novembre si voterà per le elezioni di metà mandato e i repubblicani, già in difficoltà nei sondaggi, non vorranno sostenere misure impopolari”.
Secondo il Financial Times la sentenza della corte suprema è una buona notizia perché limita il potere di Trump di usare i dazi per ottenere concessioni da altri paesi, ma si va verso una fase di grande incertezza, “perché aziende e governi non sanno quali imposte dovranno affrontare e per quanto tempo”. Non è chiaro inoltre se e quando gli importatori statunitensi potrebbero ricevere rimborsi per i dazi già pagati. La corte non si è pronunciata su questo, lasciando ai tribunali di grado inferiore il compito di trovare una soluzione. “Questo ha implicazioni importanti per il mercato dei titoli di stato statunitensi. Si prevedeva che le entrate derivanti dai dazi avrebbero contribuito a contenere il forte deficit e il debito pubblico, ma la sentenza – e la prospettiva di rimborsi – destabilizza il flusso di entrate”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati