Una rara malattia genetica della pelle è stata curata per la prima volta con una terapia genica che si applica direttamente sulla cute. Negli Stati Uniti circa un bambino su 800mila nasce con l’epidermolisi bollosa distrofica recessiva, una patologia grave che rende fragile la pelle, facendola lacerare e riempire di bolle.

“È una malattia molto dolorosa”, dice Vincenzo Mascoli, 22 anni, che ha viaggiato dall’Italia agli Stati Uniti per sottoporsi alla terapia genica. Aveva ferite su tutto il corpo, compresa una enorme sulla schiena comparsa quando aveva due anni. “A volte mi si formano bolle sugli occhi, e sono costretto a tenerli chiusi; o sulla gola, e non riesco quasi a mangiare”, racconta.

Angelo Monne

Mascoli e le altre persone affette da questa malattia hanno la pelle fragile a causa di un gene difettoso del collagene, chiamato col7a1. In sostanza la pelle non riesce a produrre il collagene, una proteina che serve a darle struttura e forza.

Geni sani

Peter Marinkovich e i suoi colleghi dell’università di Stanford, in California, Stati Uniti, hanno sviluppato un metodo che permette d’inserire geni sani col7a1 nella pelle delle persone che soffrono di questa malattia, in modo che possano produrre regolarmente il collagene. Hanno manipolato il virus dell’Herpes simplex, usandolo come veicolo per trasportare i geni col7a1 alle cellule della pelle. Di norma il virus causa ulcere labiali o genitali, ma è stato modificato per renderlo innocuo. “Si limita a entrare nella cellula per depositare il gene”, spiega Marinkovich.

La terapia genica è poi applicata sulla pelle grazie a un gel, che è stato testato in una sperimentazione clinica negli Stati Uniti. I ricercatori hanno coinvolto trentuno persone tra bambini e adulti con epidermolisi bollosa distrofica recessiva, tra cui Mascoli. Per ciascun partecipante hanno applicato il gel terapeutico su una ferita e un gel inattivo su un’altra, ripetendo il trattamento con frequenza settimanale fino all’eventuale guarigione. Dopo tre mesi il 71 per cento delle ferite trattate con la terapia genica si era rimarginato del tutto, contro il 20 per cento di quelle trattate con il gel inattivo, e non sono stati segnalati effetti collaterali gravi. La grande ferita sulla schiena di Mascoli, trattata con la terapia genica, si è rimarginata al 95 per cento. “Mi sento molto meglio e posso lavarmi senza che mi bruci la pelle”, dice. “Spero di poter usare il gel su tutto il corpo”.

Marinkovich, che stava lavorando a una cura per l’epidermolisi bollosa distrofica recessiva da più di venticinque anni, è felice di avere finalmente qualcosa da offrire a chi ne soffre: “Finora non esistevano terapie specifiche e i pazienti non potevano fare niente”. Nei prossimi mesi l’azienda statunitense Krystal Biotech, che ha sviluppato la terapia genica insieme a Marinkovich e colleghi, chiederà l’approvazione alla Food and drug administration, l’agenzia statunitense per la sicurezza degli alimenti e dei medicinali.

Il gel è un farmaco da banco e potrà essere spedito ovunque con grande facilità, dice Marinkovich. Gli effetti non sono però permanenti, perché le cellule della pelle che assorbono i geni sani
col7a1 muoiono naturalmente e sono sostituite, quindi il gel dev’essere applicato di nuovo ogni sei mesi.

Marinkovich è convinto che il metodo delle terapie geniche applicabili per via cutanea possa essere usato per curare altri disturbi genetici della pelle. La Krystal Biotech sta sviluppando trattamenti simili per la sindrome di Netherton (causata dalla mutazione dei geni spink5, che rende la pelle rossa e squamosa) e per una forma di ittiosi congenita (causata da geni difettosi tgm1 e anch’essa responsabile di una cute squamosa).

Si stanno sperimentando terapie geniche anche per patologie non cutanee come la sclerosi laterale amiotrofica o la degenerazione maculare senile, che però sono più complesse: invece di essere applicati sulla cute, i geni sani dovrebbero essere iniettati rispettivamente nelle cellule vicine al midollo spinale e in quelle del fondo oculare. ◆ sdf

Questo articolo è uscito sul numero 1456 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati