Gli abitanti di Crotta d’Adda, un piccolo centro abitato nel cuore della valle del Po, sono barricati in casa da quasi due settimane. Dai vasti campi agricoli a poca distanza arriva un fetore insopportabile e potenzialmente nocivo, che provoca vomito, difficoltà respiratorie, capogiri, gonfiore agli occhi e mal di testa. “Così non si può vivere”, spiega Cristiano Magnani, un abitante del posto, “non possiamo uscire, non possiamo fare nulla. Anche in casa non siamo più al sicuro. La puzza si attacca a tutto e dura per settimane. La ciliegina sulla torta è che viviamo in un’area circondata da tutte le attività che provocano inquinamento”.

Crotta d’Adda, in provincia di Cremona, è un paese di seicento abitanti che intorno ha allevamenti di maiali e polli. Le feci di questi animali sono trasformate in fertilizzanti e poi depositate sui campi attraverso un processo noto come spandimento dei fanghi. Un effetto secondario di questo procedimento è il “gesso di defecazione”, un materiale solido ottenuto dall’idrolisi dei materiali biologici con la calce o l’acido solforico. Il gesso di defecazione è considerato un prodotto versatile in agricoltura, ma c’è anche il rischio che contenga sostanze di scarto che non si possono usare come fertilizzanti. In Lombardia esistono regole sullo spandimento di fanghi, ma sono piuttosto vaghe. Controllare il processo e stabilire se i fertilizzanti hanno al loro interno agenti dannosi per l’ambiente o la salute degli esseri umani è piuttosto complicato.

I fanghi non sono l’unico problema che affligge Crotta d’Adda e gli altri centri abitati della provincia di Cremona. La valle del Po, un’area geografica che attraversa le regioni dell’Italia settentrionale – tra cui Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – è una delle più inquinate d’Europa. Un’indagine del Guardian ha riscontrato che più di un terzo delle persone che vivono nella valle e nelle zone circostanti respira una quantità di polveri sottili quattro volte superiore ai limiti fissati nelle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Cremona, che ha una popolazione di circa sessantamila abitanti, è meno nota per l’inquinamento rispetto ai grandi centri industriali come Milano e Torino, ma è ai primi posti nella classifica delle città europee con la peggiore qualità dell’aria. La classifica è stata pubblicata nel 2023 dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea).

Provvedimenti più incisivi

Secondo l’Eea, nel 2020 la cattiva qualità dell’aria è stata all’origine di 50.303 morti premature in Italia. Anche se la maggior parte dei casi si è verificata a Milano, è stata Cremona la provincia italiana con la più alta percentuale di decessi – tra 150 e 200 ogni centomila abitanti – attribuiti alle polveri sottili (Pm2,5).

“Nessun organo del corpo umano viene risparmiato dalle polveri sottili”, spiega Maria Grazia Petronio, referente per la Toscana dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde). “Abbiamo a che fare con ogni genere di tumori, malattie respiratorie, problemi d’infertilità e difficoltà cardiovascolari. Quando i livelli di Pm2,5 sono alti registriamo un aumento degli arresti cardiaci”.

Protetta dalle Alpi e dagli Appennini, lontana dalla costa e con venti generalmente poco intensi, la valle del Po ha caratteristiche che favoriscono l’inquinamento. Inoltre è il cuore economico dell’Italia ed è intensamente industrializzata e coltivata. La Lombardia produce enormi quantità di rifiuti di origine animale, soprattutto nelle aziende della provincia di Cremona e delle province vicine. Più del 40 per cento del latte prodotto in Italia viene dalla Lombardia, che è anche la prima regione italiana per numero di suini allevati. L’inquinamento di Cremona è causato anche da un’acciaieria che si trova nei pressi di Crotta d’Adda, da un vecchio inceneritore e dal costante passaggio di veicoli pesanti. “Da queste parti non ci manca niente”, ironizza Giovanna Pirotta, volontaria di Legambiente, la più importante organizzazione ambientalista italiana. Il problema della qualità dell’aria nella città famosa per la fabbricazione di violini è noto da tempo, ma Pirotta spiega che l’argomento viene “volutamente ignorato”, soprattutto per quanto riguarda le morti premature. “Qui le persone fanno finta di nulla, tranne quando vengono colpite direttamente. Le condizioni atmosferiche stanno peggiorando, anche a causa del cambiamento climatico”.

Alcune iniziative locali, come la costruzione di piste ciclabili e i limiti alla circolazione dei veicoli inquinanti, hanno contribuito a ridurre lo smog. Ma le autorità sono restie a prendere provvedimenti più incisivi, perché avrebbero costi economici pesanti. “Sappiamo che la principale fonte d’inquinamento sono le auto, e allora perché non c’è un intervento forte del governo sulla mobilità sostenibile?”, si chiede Michele Arisi, che fa parte dell’associazione ambientalista di Cremona chiamata Stati generali clima, ambiente e salute. “Anche se a Cremona circolano molte biciclette, il numero di auto per abitante è comunque tra i più alti in Italia”. L’associazione di Arisi – insieme ad altre organizzazioni come Critical mass, fondata nel 2022 da un gruppo di ragazze e ragazzi per sensibilizzare la popolazione sui temi ambientali – si oppone alla costruzione di un nuovo centro commerciale e al collegamento autostradale. “Le autorità sono consapevoli del problema dell’inquinamento ma agiscono in senso opposto, con progetti che aumentano il traffico”, accusa Arisi.

Da sapere
Inquinamento in Europa
Ogni rettangolo rappresenta una settimana da gennaio ad agosto del 2023. Ogni colore la concentrazione media di polveri sottili Pm2,5 nelle zone intorno alle città selezionate. (Fonte: Deutsche Welle/Copernicus)

Facendo riferimento a un piano preparato in collaborazione con il Piemonte, il Veneto e l’Emilia-Romagna, l’assessore all’ambiente della Lombardia Giorgio Maione sottolinea che negli ultimi anni la regione ha fatto progressi nella lotta all’inquinamento. In Lombardia, che conta più di dieci milioni di abitanti, il livello di polveri sottili Pm10 si è ridotto gradualmente negli ultimi dieci anni, come sono diminuiti i giorni in cui è stato superato il limite di 50 microgrammi di particolato per metro cubo d’aria (anche se nel 2022 in buona parte della regione sono stati di più dei 35 previsti dalla normativa italiana ed europea). Le limitazioni al traffico, i sistemi di riscaldamento più ecologici, gli incentivi per rendere le case più efficienti dal punto di vista termico e gli interventi sulle attività agricole hanno contributo a questo miglioramento.

Maione ricorda che tra il 2018 e il 2022 la regione ha investito in questo tipo di iniziative 19 miliardi di euro, soprattutto per migliorare la mobilità, favorendo per esempio l’acquisto di veicoli meno inquinanti. Tuttavia l’assessore, secondo cui la Lombardia sta facendo “un grande sforzo”, ritiene che le caratteristiche geografiche della regione rendano impossibile raggiungere gli obiettivi sulla qualità dell’aria fissati per il 2030 dall’Unione europea.

L’Italia è uno dei paesi che chiedono all’Unione di rivedere gli impegni comunitari. “Non siamo contrari a quegli obiettivi. Chiediamo solo un metodo diverso, come per esempio un prolungamento delle scadenze”, spiega Maione. “Perfino l’Unione europea ammette che oggi l’obiettivo non è tecnicamente raggiungibile, anche usando le migliori tecnologie. A meno di non voler chiudere le attività commerciali e produttive, fermare tutte le auto ed eliminare il bestiame”.◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1531 di Internazionale, a pagina 41. Compra questo numero | Abbonati