È difficile stabilire cosa fosse la misuk per Bertolt Brecht, una parola che il poeta e drammaturgo tedesco si era inventato in opposizione al concetto di musik, la “musica alta” dell’ottocento. Il compositore Hanns Eisler, vicino a Brecht, diceva che andava al di là dell’idea di musica popolare: la cosa più vicina alla misuk era “il canto delle donne lavoratrici nei cortili dei palazzi popolari la domenica pomeriggio”.

In Also sprach MIZOOKSTRA, l’album d’esordio del duo MIZOOKSTRA, che presta una sorta di omaggio all’invenzione brechtiana, non sentiamo le voci di queste donne alle prese con le loro dinamiche quotidiane. Ma c’è uno sferragliare altrettanto suggestivo che emerge dagli otto brani del disco, registrato in un solo giorno e completamente in analogico.

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Sferragliare non è una parola scelta a caso: in queste contorsioni free jazz ed elettroniche, in cui gli strumenti a fiato fanno da flauto magico, si percepisce una pressione sentimentale che invita la macchina ad andare fin dove può spingersi, per poi mollare la presa del mezzo e continuare a sentire le conseguenze di una spinta e di un movimento dentro di sé. Dietro la musica serpentina dei MIZOOKSTRA ci sono il produttore Mario Conti e il musicista Simone Garino ai fiati. Tutti e due sono a proprio agio con la composizione libera.

Nel gergo tradizionale Also sprach MIZOOKSTRA è il classico “disco di ricerca”, ma non per questo è distante dalla misuk evocata da Brecht: è il genere di musica che può risultare segreta e libera, proprio come il canto di qualcuno in un cortile. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati