Arriva la prima ondata di calore, arrivano i festival estivi, arriva un nuovo singolo del trio francese Dov’è Liana intitolato Cookie’s party (Carosello Records) ed è significativo che invece di rievocare italo-disco e french touch o la loro house palermitana – fatta di camicie scollacciate, costumi da bagno arancioni, marroni e verde acido e cocktail più fluo degli ombrellini che ci stanno dentro –, il pensiero vada a tormentoni relativamente più recenti e a un umorismo nero allegro come quello di Pumped up kicks dei Foster the People. Solo che quel pezzo era dell’aprile 2011, in tempi di primavere arabe e qualche mese prima di Occupy Wall street, quando le cose erano incasinate ma la superficie aveva una parvenza di reattività, d’impegno benigno per cui l’indie-rock era ancora una colonna sonora accettabile e la nostalgia di quelle band non puzzava di restaurazione, di complicità con regimi innamorati del passato che non riescono ad avere nessuna proposta sul presente. Dei Dov’è Liana piace la gigioneria non completamente demenziale, come dimostra questo singolo da piccole canaglie in cui si cerca di ripristinare il senso di sfida e di monelleria dei bambini per cui la vita adulta è la morte inevitabile dell’avventura, e fin qui niente di nuovo. Ma se è vero che i ragazzini non salveranno nessuno, è proprio la loro capacità di vivere con un senso di splendida irresponsabilità a innescare il paradosso: nella leggerezza sta uno dei codici segreti per uscire dalla nostra baraonda labirintica che non somiglia per niente a una festa, eppure balliamo lo stesso. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati