Da quando mia figlia ha il telefono uso un’app di geolocalizzazione per sapere dov’è. Lei, che ha 15 anni, ora ci ha chiesto di smettere e sostiene addirittura che la stiamo spiando, ma per me è solo un modo per stare più tranquilla. A che età bisogna smettere di controllare dove sono i figli? –Federica
Be’, per esempio a quella in cui ti chiedono di farlo ;-) A quindici anni tua figlia ha già intrapreso il percorso che la renderà sempre meno dipendente da voi, e che non si può fermare. Certi distacchi avverranno in modo graduale – nei fine settimana comincerete a vederla sempre meno – altri saranno dei piccoli strappi: permessi ottenuti dopo grandi insistenze o, come nel vostro caso, rimostranze sul fatto di non essere più una bambina. Ed è proprio questo il punto: se geolocalizziamo una bambina la stiamo controllando, se geolocalizziamo un’adulta la stiamo spiando. Capire come comportarsi in questa zona grigia è difficilissimo. Tempo fa mia figlia di diciotto anni mi ha chiesto se poteva dormire a casa del suo ragazzo. “Ovviamente no”, ho risposto di riflesso. Poi ci ho pensato un attimo e le ho detto: “Ok, parliamone”. La geolocalizzazione è un tema a sé, perché riguarda la libertà di movimento dei ragazzi e delle ragazze in una società dove sono molto controllati. Pensa solo che con il registro elettronico è diventato impossibile saltare la scuola di nascosto o posticipare strategicamente l’annuncio di aver preso un brutto voto. Le zone di privacy dei nostri figli sono poche ed è giusto assecondare la richiesta di essere lasciati più liberi.
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




