**◆ **Una volta noi gente di destra e di sinistra ci spostavamo a piacimento con ogni mezzo superinquinante, avanti e indietro per questo nostro bel frammento di materia. Vedevamo invece con decisa ostilità o benevolenza perplessa che alla nostra sana smania di viaggi, per affari e per vacanza, si opponevano gli spostamenti rozzi e sregolati dei miserabili in viaggio per pura sopravvivenza. Oggi, a causa di un virus malnoto, la situazione è cambiata. Non solo abbiamo bruscamente ridotto il nostro scorrazzare agiato di qua e di là, ma ci siamo anche affrettati a impedire lo scorrazzare agiato altrui, visto che insieme ai loro soldi potevano diffondere anche il male. Esattamente come con i derelitti del pianeta, preferiamo che se ne stiano a casa loro, dove volendo possiamo aiutarli con mascherine e tute. La conseguenza, però, è che ora non solo temiamo i viaggiatori che sfuggono a bombe e fame, biechi portatori di malattie, terrorismi e forza lavoro a basso costo, ma anche quelli ricchi e allegroni e spendaccioni. C’è di più: cominciamo ad avere le idee confuse sui muri. A forza di alzarne, stiamo scoprendo che anche le pareti domestiche, dietro cui ci serriamo, rischiano di cascarci addosso rovinandoci. Troppi nodi al pettine. Contro virus, guerre, locuste, tempeste apocalittiche e traffico ridotto sul mercato globale, il filo spinato si sta svelando un rimedio inadeguato.
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Questo articolo è uscito sul numero 1346 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati




