◆ Poco tempo fa Bergoglio e Bersani si sono pronunciati sulle tasse. Bergoglio ha detto: fratelli, non cavillate con Cesare, dategli ciò che è suo, pagate il tributo. Bersani ha detto: signori, il covid-19 vi ha messo in ginocchio ed è giusto che, chiusi i ristoranti e altro, vi si ristori con un po’ di denaro pubblico, ma, per favore, accompagnate la richiesta con la vostra ultima dichiarazione dei redditi. Sante parole quelle di Bergoglio, sante, perché no, anche quelle di Bersani, che si esprime in genere con una sua laica letizia (è famoso per metafore e similitudini, l’ultima captata, “esser fuori come i balconi”, viene subito voglia di riusarla). Ci si sarebbe aspettato, in un’area come nell’altra, un consenso unanime. Chi paga le tasse tiene in piedi tutta la baracca. Non solo: proprio perché le paga, è spesso vessato per qualche erroruccio suo o del fisco, e nel primo caso fa ammenda senza fiatare, nel secondo protesta vanamente. Persone perbene, dunque. Le migliori verserebbero infelicemente ancora più soldi, se il bene pubblico lo esigesse. Sono loro che, di fronte allo sfascio, avrebbero il diritto di fare fuoco, fiamme e rivolte insieme ai veri poveri. Gli altri, gli evasori, dovrebbero mostrare in silenzio la loro dichiarazione dei redditi o ammettere: ci siamo tenuti come balconi fuori dal sistema tributario. Invece fanno orecchie da mercante.
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Questo articolo è uscito sul numero 1383 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati




