◆ Tutto secondo il solito. Fatto fuori – pare – il peggio (Trump), ci siamo aggrappati al meno peggio (Biden) e nel giro di qualche ora, cantando e ballando, lo abbiamo trasformato nel meglio del meglio. Non solo. Ora ci aspettiamo che faccia, in quattro anni, fatiche che nemmeno Ercole riuscirebbe a compiere, figuriamoci lui che è una targa ingiallita su una macchina politica molto malconcia. Realisticamente ci passerà sopra un po’ di vernice meno indecorosa, ma la macchina resterà pericolosamente sgangherata, negli Stati Uniti e nel mondo, e quella sgangheratezza, nel tempo, rischierà di causare disastri ancora più grossi di un Trump. Forse è sufficiente uno sguardo all’Italia per tornare, dopo la festa, alla nerezza dei tempi. Qui, per esempio, sono passati altro che quattro anni, dal tramonto di Berlusconi. Ci siamo diligentemente elencati i problemi da risolvere in fretta, specie quelli indotti dai mutamenti sociali, economici, culturali che avevano assecondato l’ascesa del cavaliere. Ma il nostro personale politico, col suo strumentario attardato, non ne ha risolto nemmeno uno. E intanto a Berlusconi sono succeduti un po’ di capetti, produttori e insieme prodotto del noto marasma, gli stessi da lui modellati o da lui sdoganati, piccoli comunicatori, piccole comunicatrici di meschina demagogia. Sicché elencare per l’ennesima volta il da farsi va bene, ma darsi una mossa no?
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Questo articolo è uscito sul numero 1385 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati




