◆ Sono stati una famiglia fino all’ultimo. Erano ancora famiglia agli occhi di chi li ha trovati. Una bambina, che non poteva capire quel passaggio estremo. I genitori che hanno deciso per tutti e tre, in un tragico accordo. Quando i figli sono piccoli ci si assume la responsabilità di ogni scelta che li riguarda. Chi frequentano, cosa mangiano, come curarli. In questo caso la scelta era sulla possibilità stessa che quella giovane vita continuasse, così segnata dalla disabilità. I genitori l’hanno accompagnata nel non essere più. Davanti a questo possiamo solo sospendere il giudizio – ne ho sentiti – e interrogarci su che società siamo. Dobbiamo credere alla solitudine che Valentina Pambianco e Luca Abbasciano hanno lasciato scritta, al dolore e alla fatica non più sopportabili. Spesso identifichiamo i caregiver con il loro ruolo al punto da dimenticare che oltre l’impegno di assistere a tempo pieno un familiare fragile restano persone con desideri, angosce e fragilità – anche loro. Non sono onnipotenti nel sostenere il sacrificio. Lo stato è lontano, per ottenere gli aiuti che dà bisogna lottare contro una burocrazia sfiancante. Richiede di dimostrare negli anni la persistenza di malattie genetiche, progressive o comunque inguaribili. Non riconosce il lavoro dei caregiver , grazie al quale risparmia 55 miliardi annui sul welfare. E in quanto comunità non arriviamo dove più c’è bisogno, diciamocelo.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





