Nei giorni scorsi uno dei generali di Putin ha deciso di fare una specie di colpo di stato. Evgenij Prigožin, capo della milizia privata Wagner, si è messo in marcia verso Mosca, girando video surreali. Per qualche giorno i più seri esperti di Russia hanno osservato e analizzato gli sviluppi. Nel frattempo, le milizie agli ordini del generale sono entrate nelle città, hanno comprato da mangiare in un fast food e, mentre i netturbini spazzavano le strade, hanno giocato a fare i soldati. Tutto era serio, ma al tempo stesso sembrava un circo.

A un certo punto, arrivato a qualche chilometro da Mosca, Prigožin ha annunciato con un altro video di aver rinunciato all’impresa. La storia si è conclusa lì e Putin da quel giorno, per dimostrare che è tutt’uno con il suo popolo, continua a baciare bambini in pubblico. Dopo questo strano finale gli analisti russi hanno un’aria rassegnata da “tanto rumore per nulla”.

Dopo le elezioni presidenziali di maggio, noi turchi siamo pessimisti. Forse si tratta di stanchezza dopo tanta tensione. Ma c’è uno scoramento più profondo tra la gente

La politica mondiale è sempre più assurda. Perde di significato, come se volesse accordarsi alla superficialità dei social network o far impazzire chi cerca di studiarla. Mentre i problemi peggiorano, i leader si comportano come dei pagliacci. Più le decisioni dietro le quinte s’ingarbugliano più l’azione sul palco si fa accattivante. Per esempio il primo ministro indiano Narendra Modi, sospettato più volte di corruzione, fa yoga con la star di Hollywood Richard Gere.

In Turchia ogni giorno i rappresentanti del governo fanno qualche assurdità che ci lascia tra il pianto e il riso. Alla vista di questo spettacolo, alcuni di noi cercano di capire, ma altri preferiscono spegnere il cervello e stare zitti. Dopo le elezioni presidenziali di maggio, del resto, noi turchi siamo pessimisti. Forse si tratta di stanchezza dopo tanta tensione. Ma probabilmente c’è uno scoramento più profondo tra la gente. Bisogna capire questo disinteresse verso le istituzioni, prima di considerarlo un capriccio. Deriva dal fatto di non avere una casa politica.

Avevamo pensato di poterci liberare in una notte di un ordine sociale che negli ultimi vent’anni ha contaminato ogni luogo dello stato e della società. Avevamo pensato di abbattere in una sola mossa tutti i muri che circondano il paese come un carcere. Ci abbiamo creduto. È stato un errore politico commesso dalla parte più colta della società, che ha confuso le previsioni con i propri desideri. In un paese in cui l’economia è legata a un uomo solo, Recep Tayyip Erdoğan, se anche fosse possibile far cambiare idea alle persone in qualche mese, non si potrebbe cambiare la loro realtà. Come abbiamo detto negli ultimi vent’anni, in una società in cui i diritti sociali ed economici sono diventati elemosina, è facile creare consenso politico.

Del resto, non sono neanche sicura che sia rimasto qualcosa da analizzare. Gli elettori apparsi per magia nei registri elettorali, i brogli che non possiamo elencare e il fatto che le nostre fonti d’informazione indipendenti siano state ridotte in silenzio ci costringono a commentare i fatti senza essere informati.

Ci sono alcuni partiti d’opposizione, compresi in un ventaglio che va dal centro alla sinistra, che non sono riusciti a ottenere i risultati politici promessi. E che dopo la sconfitta faranno fatica a convincere perfino i propri elettori a lottare. C’è una massa di senza tetto della politica.

Se si pensa alle prossime elezioni amministrative, questa mancanza di una casa politica è molto pericolosa. La questione non è solo l’affluenza: la classe media istruita dovrà generare un dibattito, definire l’atmosfera politica della società e questa massa amareggiata non è più disposta a fare molto.

Non è un problema solo della Turchia, penso che stia succedendo in tutto il mondo. Sono certa che negli Stati Uniti ci siano persone che dicono “non avremmo dovuto mettere da parte Bernie Sanders”, mentre altre in Ungheria si chiedono “se ci fosse un’opposizione forte…”. Nel Regno Unito, dopo che Jeremy Corbin è stato cancellato dal suo stesso partito, una bella fetta della sinistra si dispera. La mancanza di dimora politica comincia a essere un problema della politica mondiale. Ma negli stati dal destino fragile come la Turchia, può significare la perdita di un intero paese.

Tutti abbiamo bisogno di una casa politica. Non dobbiamo per forza andarci a dormire ogni giorno, ma serve soprattutto nei momenti di crisi. Quando ci capita qualcosa, del resto, ci rifugiamo in casa. Ma dopo quello che è successo alle elezioni turche, tutti i partiti d’opposizione per ragioni diverse non sono più affidabili.

Chi aprirà la porta della vita politica ai ragazzi rimasti senza un tetto? Chi, senza ridimensionarli, li inviterà a partecipare? Oggi siamo obbligati a rispondere a queste domande. ◆ ga

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Questo articolo è uscito sul numero 1520 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati