Il 3 novembre un nuovo gruppo di politici neri e di sinistra è stato eletto al congresso. Le loro vittorie seguono mesi di proteste nazionali contro la violenza della polizia e il razzismo esplose dopo l’omicidio di George Floyd a Minneapolis. E sono un grande passo avanti per la rappresentanza delle minoranze nelle istituzioni.
“Abbiamo bisogno di avere al congresso più persone che vedano la politica come un fatto personale”, diceva quest’estate in un’intervista a Vox Mondaire Jones, che il 3 novembre è stato eletto alla camera dei rappresentanti per lo stato di New York. “Prima che scoppiassero le proteste per la morte di Floyd ero l’unico candidato a parlare di giustizia razziale. Sono contento che adesso sia un tema fondamentale anche per tante altre persone”.
Jones e Ritchie Torres, anche lui dello stato di New York, saranno i primi deputati neri gay dichiarati. Oltre a loro sono stati eletti anche Cori Bush, attivista del Missouri, e Jamaal Bowman, mentre Raphael Warnock, reverendo della Georgia, dovrà andare al ballottaggio per un seggio al senato.
Cori Bush decise di entrare in politica sull’onda delle proteste per la morte di Michael Brown, ucciso da un poliziotto a Ferguson, in Missouri, nel 2014. Un evento che ha ricordato l’estate scorsa, nel suo discorso dopo la vittoria alle primarie. “Esattamente sei anni fa Mike Brown veniva assassinato. Io sono stata colpita dai gas lacrimogeni e picchiata da quegli stessi poliziotti in quelle stesse strade. Tra sei mesi, quando sarò la prima donna nera a essere eletta al congresso nella storia del Missouri, chiederò conto a ciascuno di quei poliziotti”.
Il 2020 è stato l’anno in cui tutto il paese si è accorto delle discriminazioni razziali sul lavoro, nel sistema sanitario e nella gestione dell’ordine pubblico. I politici neri che stanno per entrare al congresso hanno grandi progetti su come affrontarle.
In estate Bowman ha detto di voler spingere il congresso ad approvare un grande piano per la giustizia razziale, simile a quelli adottati dopo la fine della guerra civile e negli anni sessanta del novecento. “Ci abbiamo provato alla fine dell’ottocento, ma gli sforzi sono stati vanificati dal Ku klux klan e dai suprematisti bianchi che colpivano e terrorizzavano le comunità nere. Ci abbiamo riprovato con il movimento per i diritti civili, ma quelle conquiste sono state cancellate dall’incarcerazione di massa”.
In fondo alla scala
Bowman è cresciuto in un complesso di case popolari a New York e per vent’anni è stato insegnante e poi preside in una scuola pubblica del Bronx, dove ha fatto da mentore a studenti provenienti da famiglie a basso reddito. Ha visto il razzismo strutturale riflettersi nella vita di molti abitanti della sua comunità: nella mancanza di fondi per le scuole, nei quartieri segregati, nelle case popolari fatiscenti.
È stata questa esperienza diretta, insieme alla richiesta di rappresentanza da parte degli elettori delle minoranze, a determinare la vittoria di molti candidati afroamericani alle elezioni per il congresso. E questa nuova classe di progressisti rafforzerà la capacità della sinistra d’influenzare l’azione legislativa, aggiungendosi alla squad, il quartetto formato da Alexandria Ocasio-Cortez, Rashida Tlaib, Ilhan Omar e Ayanna Pressley. Tutte e quattro le deputate hanno conservato facilmente il loro seggio.
“Ho fatto l’insegnante per vent’anni. Vengo dalla classe lavoratrice”, spiega Bowman. “La nuova generazione ha il sostegno della base, della classe operaia, di chi è rimasto in fondo alla scala socioeconomica per troppo tempo”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1384 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati




