Hebe de Bonafini, presidente delle Madri di plaza de Mayo, è morta il 20 novembre a Buenos Aires. Aveva 93 anni. Ha passato più di metà della vita cercando due figli, sequestrati dalla dittatura militare nel 1977. La vicepresidente Cristina Fernández ha scritto sui social network: “Carissima Hebe, madre di plaza de Mayo, simbolo mondiale della lotta per i diritti umani, orgoglio dell’Argentina. Semplicemente grazie e arrivederci”. E il governo di Alberto Fernández ha decretato tre giorni di lutto nazionale, affermando in un comunicato: “Ha fatto luce nella notte buia della dittatura militare e ha aperto la strada al recupero della democrazia quarant’anni fa”. Fino all’ultimo giorno Bonafini è andata ogni giovedì davanti alla Casa rosada, sede del governo, per compiere i giri che le madri fanno intorno all’obelisco della plaza de Mayo dal 30 aprile 1977. All’inizio della lotta cercavano da sole i figli scomparsi, finché un giovedì decisero di protestare insieme sperando di essere ricevute dal dittatore Jorge Rafael Videla. Quando un poliziotto gli disse che dovevano andarsene, cominciarono a camminare intorno alla piazza. Hebe de Bonafini aveva 49 anni e la sua vita stava ricominciando.

In bianco e nero

“La nostra lotta continuerà, il popolo argentino la continuerà”, ha assicurato Bonafini lo scorso maggio in una breve intervista al País, durante una protesta. Era già sulla sedia a rotelle, ma il suo carattere combattivo era intatto. Bonafini ha ricordato la solitudine in cui cercavano i figli nei primi anni, ma il desiderio di riabbracciarli è sempre stato più forte della paura. Non si arresero neanche quando furono sequestrate e uccise tre madri fondatrici: Azucena Villaflor, Esther Ballestrino de Careaga e María Ponce de Bianco. Le madri non hanno mai abbandonato la lotta, e Bonafini è stata sempre lì, in prima linea, fedele alle posizioni più dure. Quando l’Argentina riconquistò la democrazia, nel 1983, il movimento delle madri si divise. Bonafini si aggrappò alla richiesta di “ricomparsa in vita” dei figli, mentre un settore più moderato, le Madres línea fundadora, accettò di negoziare le pensioni ufficiali rassegnandosi al fatto che i loro figli non sarebbero più tornati.

Negli anni, l’impegno di Bonafini si è orientato verso cause più generali, legate ai diritti sociali e alla difesa dei movimenti della sinistra regionale più radicale. Abbracciò la rivoluzione bolivariana di Hugo Chávez; nel 2001 festeggiò l’attacco alle torri gemelle di New York perché, disse, non era “un’ipocrita”; trovò in Fidel Castro un padre ideologico e trattò l’ex presidente Cristina Fernández come una figlia. Bonafini vedeva il mondo in bianco e nero. Voleva far sopravvivere il suo impegno per i diritti umani e la sua lotta. Le madri hanno fondato un’università, biblioteche, una stazione radio e perfino un canale tv. Bonafini ha sempre potuto contare sul sostegno del kirchnerismo (il movimento politico che faceva capo a Néstor Kirchner e alla moglie Cristina Fernández). Ha criticato il governo di Mauricio Macri e anche quello di Alberto Fernández, considerato un traditore della causa del peronismo di sinistra rappresentato dai Kirchner.

Le sue battaglie le hanno procurato nemici, ma anche affetto e riconoscimenti. Una parte del movimento per i diritti umani la considera un simbolo insostituibile, per altri era l’incarnazione dell’autoritarismo. Nel 2017 la giustizia argentina l’ha incriminata per frode ai danni della pubblica amministrazione a favore del programma Sueños compartidos, creato dalle madri per costruire case popolari con fondi pubblici. Il caso risaliva al 2011, quando Bonafini delegò l’amministrazione del denaro della sua fondazione a Sergio Schoklender, un cognome noto in Argentina. Sergio e il fratello Pablo avevano trascorso quattordici anni in prigione per aver ucciso i loro genitori nel 1981. Dopo aver scontato la pena, Sergio Schoklender diventò collaboratore e amministratore dell’associazione, protetto da Bonafini. Il rapporto s’interruppe quando la leader delle madri gli addossò tutte le accuse di appropriazione indebita nella costruzione degli alloggi.◆ fr

Questo articolo è uscito sul numero 1488 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati