Capitolo 1. Questioni di punteggiatura. Un adolescente diventa autore

Erano le 23.09 di una notte d’estate di quattro anni fa quando Noam Schank ha cambiato la sua vita con un clic. Leggendo un articolo di Wikipedia sull’arbitro di calcio italiano Massimiliano Irrati, Schank ha notato una virgola di troppo e si è chiesto come toglierla. Così ha scoperto il tasto Modifica: basta cliccarci sopra per cambiare il testo, senza altri passaggi. E ha cancellato quella virgola. In quell’istante, l’allora sedicenne Noam Schank si è trasformato in un wikipediano, uno degli oltre 280mila autori volontari che collaborano all’enciclopedia più grande del mondo.

Dopo poche settimane Schank ha scritto il suo primo articolo, su una legge d’iniziativa popolare svizzera. Dedicandogli due-tre ore al giorno, l’ha finito in un mese. Da allora ha scritto quindici voci Wikipedia su altrettante leggi d’iniziativa popolare, oltre a quattordici voci su altrettanti referendum e decine di altre pagine su vari temi di natura giuridica. Anche il testo sul federalismo svizzero è quasi tutto farina del suo sacco. La versione modificata da lui l’hanno letta più di cinquantamila persone. Wikipedia è anche questo: un adolescente che spiega il federalismo svizzero al mondo.

Capitolo 2. Hello world

Il fatto che esista una cosa come Wikipedia ha del miracoloso. A pensarci bene è assurdo: tutto lo scibile umano, gratis e a disposizione di chiunque. E, ancora più assurdo, chiunque può collaborare, senza chiedere il permesso a nessuno, senza registrarsi e mantenendo l’anonimato. È così incredibile che agli albori di Wikipedia un comico statunitense aveva ironizzato dicendo che avrebbe permesso a ognuno di crearsi una realtà tutta sua: “Ti piacerebbe tantissimo che aumentasse la popolazione degli elefanti africani? Non c’è problema! Basta scriverlo su Wikipedia e diventa vero”.

Wikipedia sarebbe potuta diventare un immondezzaio, pieno di fantasie, o magari un lurido bagno pubblico, secondo la definizione che ne aveva dato un ex caporedattore dell’Encyclopedia Britannica, convinto che quest’idea concepita da semianalfabeti arroganti non avrebbe mai avuto successo.

E invece oggi è normale che gli studenti universitari citino Wikipedia. Da qualche anno le sue voci sono anche archiviate nella Biblioteca nazionale svizzera. Insomma, questo progetto “anti-intellettuale”, guardato spesso con sufficienza, è sbarcato perfino nelle istituzioni culturali tradizionali.

Ma non è tutto. Wikipedia ha conquistato anche il web: la piattaforma registra cinquecento milioni di visualizzazioni al giorno. È il settimo sito più grande al mondo, secondo solo a giganti come Google, YouTube e Facebook. E tra le grandi piattaforme è l’unica a non avere la pubblicità.

Con più di sessanta milioni di voci in 326 lingue, Wikipedia, che appartiene a una fondazione di San Francisco, gestisce la maggior mole di sapere mai messa insieme. Spazia dalla storia della graffetta alla struttura del cervello umano, passando per i rituali di accoppiamento dei gatti scottish fold. Ma Wikipedia è anche una cronistoria in tempo reale: un minuto dopo che la Bbc ne aveva dato notizia – alle 17:31 dell’8 settembre 2022 – la morte della regina Elisabetta era sbarcata su Wikipedia; undici minuti dopo che le autorità giapponesi avevano reso pubblico il maremoto che l’11 marzo 2011 ha condotto alla catastrofe nucleare di Fukushima, Wikipedia aveva la prima voce dedicata all’argomento.

Documentando i cambiamenti in tempo reale, Wikipedia ha reinventato l’enciclopedia, producendo un’incredibile mole di sapere. Da un certo momento in poi è diventato impossibile coglierne le dimensioni. Per questo, dieci anni fa, un artista statunitense ha deciso di fare un esperimento: calcolare quanti libri riempirebbe Wikipedia in inglese. Sarebbero 7.473 volumi di settecento pagine l’uno. Ne ha fatti stampare 106 e li ha esposti in un museo di New York.

Gli autori sono per lo più uomini bianchi che vivono in Europa o in Nordamerica. La sproporzione di genere è enorme: il 91 per cento sono maschi

Oggi Wikipedia contiene miliardi di parole. Ma 25 anni fa, quando tutto ha avuto inizio, erano solo due: Hello world.

Quando Jimmy Wales le digitò sulla tastiera del suo computer era il 15 gennaio 2001. Wales, un ex operatore di borsa che all’epoca aveva 34 anni, aveva già fondato un sito di intrattenimento e contenuti erotici per maschi.

Wales usò un cosiddetto wiki, “veloce” in hawaiano, che nel linguaggio di internet è una sorta di bloc notes digitale condiviso su cui possono lavorare più persone contemporaneamente. Pedia, invece, viene dal greco paideia e significa istruzione. L’idea di Wales era tutta in quel nome: una piattaforma aperta a tutti che raccogliesse un sapere enciclopedico. In precedenza c’erano stati altri sette tentativi di costruire un’enciclopedia su internet, tutti falliti: erano tecnicamente troppo complessi, e almeno alcuni avevano poco a che vedere con il sapere enciclopedico, visto che raccoglievano qualsiasi cosa, dalle ricette di cucina ai libretti delle istruzioni. Wales, invece, s’ispirava alle enciclopedie classiche del settecento, di cui Wikipedia ricalca anche lo stile, asciutto e quasi noioso.

Un anno prima di fondare Wikipedia, Wales ci aveva già provato con Nupedia, che però aveva meccanismi di controllo rigidissimi: chi voleva collaborare doveva presentare un curriculum che attestasse una conoscenza approfondita dell’argomento da trattare. Prima di essere pubblicata una voce doveva superare sette fasi di revisione. Dopo un anno, Nupedia contava solo ventuno articoli.

Con Wikipedia, Wales ha rivoluzionato il processo che porta alla creazione di un’enciclopedia: invece di affidarsi a un piccolo gruppo di esperti ha puntato sull’intelligenza collettiva di tanti anonimi volontari. E proprio l’anonimato è stato fondamentale nel dare a molti il coraggio di mettersi a scrivere. Dopo tre giorni Wikipedia aveva 69 articoli. Dopo tre mesi, più di mille.

Capitolo 3. Sete di sapere

“Nessuno”, racconta Noam Schank, “sapeva che ero solo un liceale inesperto”. I primi articoli li ha scritti sotto lo pseudonimo Fws Am, composto dalle iniziali di personaggi di varie serie tv. Se non fosse stato per l’anonimato non avrebbe mai trovato il coraggio necessario. Oggi Schank ha vent’anni, studia giurisprudenza a Friburgo ed è uno dei più prolifici tra gli 850 wikipediani che in Svizzera scrivono regolarmente articoli. Ha mantenuto lo stesso pseudonimo. Sei dei suoi testi sono stati contrassegnati come “voci di qualità” e come “voci in vetrina”. Su Wikipedia in tedesco, su più di tre milioni di voci, solo qualche migliaio appartiene a una di queste due categorie.

Noam Schank sembra più adulto della sua età. A tredici anni partecipava a tornei di scacchi, poi è stato borsista della Fondazione svizzera degli studi.

“Ho una specie di brama di sapere, una sete insaziabile”, racconta. “Se sto qualche giorno senza prendere in mano un libro mi sento male”. Sa per certo di voler diventare un professore. Nei suoi momenti migliori, Schank passava più di due ore al giorno a scrivere e modificare articoli su Wikipedia. Gli ha dedicato intere vacanze estive. Ma cosa lo spinge? E, secondo lui, perché Wikipedia funziona? “Per lo stesso motivo per cui funziona la democrazia diretta, direi: una collettività ignorante si esprime su questioni di cui non sa nulla. Eppure, da cittadini responsabili, ci sentiamo in dovere di informarci per non votare alla cieca. E con Wikipedia è lo stesso: la gente ha il senso della responsabilità. Qui non c’è nessuno che ti dica cosa scrivere o come scriverlo. Questa fiducia mi affascina”.

Venticinque anni fa ci è voluto coraggio per credere al fatto che su una piattaforma aperta le persone si sarebbero date fiducia e sarebbero state rispettose. Ma erano gli albori di internet e ancora si poteva credere nella bontà della rete. Oggi tutto questo ottimismo stride con quello che ormai sappiamo: la rete spesso tira fuori il peggio di noi. Su X le discussioni tendono a degenerare e nei commenti i toni si alzano immediatamente.

Anche per Wikipedia i problemi aumentano. Con alcuni sta combattendo già da un po’, altri invece sono nuovi. E i toni si fanno sempre più accesi.

Capitolo 4. La battaglia per la verità

Quando scrive e interagisce online, Noam Schank si arma di pazienza e cerca di rimanere oggettivo. Si definisce pedante e si sforza di non dimenticare mai le buone maniere, anche quando non condivide le opinioni dei coautori. Ma non tutti i wikipediani sono come lui. Dieci anni fa da uno studio tedesco è emerso che su Wikipedia l’atmosfera è tutt’altro che serena: solo metà degli intervistati riferiva di essersi sentita accolta quando ha cominciato a collaborare con l’enciclopedia; agli inizi la maggior parte percepiva l’atteggiamento della community come scettico (46 per cento), paternalista (43 per cento), impaziente (30 per cento) o antipatico (29 per cento).

Su Wikipedia litigare è normale e capita che le discussioni degenerino nelle cosiddette edit wars, quando due o più utenti fanno ripetute modifiche, tra loro contrapposte, allo stesso articolo. È una sorta di botta e risposta, una battaglia per l’esposizione corretta di un argomento. Una delle liti più strane scoppiate su Wikipedia in tedesco cominciò quindici anni fa con questa frase: “La torre del Danubio è una torre panoramica costruita tra il 1962 e il 1964 al centro del parco del Danubio nel ventiduesimo distretto di Vienna”. Due giorni dopo un’utente aveva apportato una modifica: “La torre del Danubio è una torre panoramica e televisiva costruita tra il 1962 e il 1964”. Dietro le quinte di Wikipedia, sulle cosiddette pagine di discussione, era divampata una lite feroce sulla natura della torre televisiva, panoramica o entrambe. Alla fine la discussione contava ben seicentomila caratteri, l’equivalente di un lungo romanzo. L’oggetto del contendere aveva presto smesso di essere la torre: il punto era diventato semplicemente stabilire chi avesse ragione. Tutti volevano imporre la propria verità.

Può sembrare un’innocua lite tra nerd, un po’ come quella sulla data di nascita del fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, che nella versione inglese è nato il 7 agosto 1966 e in quella tedesca l’8. Sul certificato di nascita c’è scritto 8/8, ma Wales sostiene che, secondo sua madre, sarebbe nato poco prima della mezzanotte del giorno prima. La mamma lo saprà, visto che c’era. Wales ha cercato più volte di rettificare la sua data di nascita su Wikipedia, ma ogni volta la community l’ha ammonito, perché stava modificando la pagina dedicata a lui. Neanche il fondatore ha più diritti degli altri. Ci sono voluti anni perché riuscisse a imporre – quantomeno su Wikipedia in inglese – il 7 agosto.

In queste battaglie di verità, però, la posta in gioco di solito è più di una semplice data di nascita o di una torre panoramica. Capita anche che su Wikipedia compaia un campo di sterminio mai esistito. “Le prime uccisioni con il gas avvennero il 17 ottobre 1943. Morirono almeno 150 polacchi e venti ebrei belgi. Secondo alcune stime le persone uccise in questo campo di sterminio furono più di 212mila, perlopiù polacchi e qualche migliaio di altre nazionalità”. Così recitava la voce dedicata a un presunto campo di sterminio a Varsavia. Era un falso: sulle macerie del ghetto era sorto un lager, ma non si trattava di un campo di sterminio in cui si uccidevano le persone nelle camere a gas.

Questa bufala era stata promossa invano dai nazionalisti polacchi negli anni settanta, ma il campo di sterminio di Varsavia non era mai riuscito ad approdare nei libri di storia. Con Wikipedia, invece, ce l’aveva fatta: ha avuto una pagina tutta sua per più di quindici anni, finché, nel 2019, i giornalisti del quotidiano israeliano Haaretz hanno dimostrato che non era mai esistito. È il falso più longevo mai comparso su Wikipedia.

Ma casi del genere sono rari: secondo vari studi, generalmente ci vuole un minuto e mezzo perché un falso su Wikipedia sia modificato. La community, infatti, monitora costantemente gli articoli e, in caso di controversie, riesce a prendere decisioni tempestive.

La biblioteca Vasconcelos a Città del Messico, Messico (Jessica Sample, Gallery stock)

Capitolo 5. Uno stato in miniatura

Anche il giovane svizzero Noam Schank è stato coinvolto in qualche controversia interpretativa. Un anno e mezzo fa ha modificato la pagina dedicata all’Arp, le Autorità regionali svizzere per la protezione dei minori e degli adulti. Sulla sua versione è intervenuto un altro utente, dando il via a una discussione. Secondo Schank il suo rivale, che lo rimproverava di essere troppo morbido con l’Arp, era un padre di famiglia a cui l’ente aveva sottratto i figli. “Sulla pagina di discussione ha scritto che ero un infiltrato del governo”. Alla fine questo padre ha accusato Schank di “vandalismo”, che nel linguaggio di Wikipedia vuol dire danneggiare di proposito contenuti o introdurre informazioni false.

Dietro le quinte Wikipedia è uno stato in miniatura, con regole e meccanismi studiati per fare in modo che gli autori risolvano i conflitti in autonomia. L’idea è che ha ragione chi cita fonti serie a sostegno delle proprie argomentazioni. Non sempre, però, gli autori riescono a mettersi d’accordo, e allora entrano in scena gli amministratori, anche loro volontari. Sono eletti dalla community per eliminare o proteggere le pagine, ammonire gli utenti e anche bloccarli in modo temporaneo o permanente. In casi estremi la decisione spetta alle commissioni arbitrali.

Accuse gravi come quella mossa a Schank finiscono sulla pagina Wikipedia dedicata alle segnalazioni di vandalismo, perché ne sia verificata la fondatezza. Nel caso dell’articolo sull’Arp, gli amministratori hanno ritenuto che si trattasse di un’accusa infondata e all’accusatore è stato vietato per un anno di apportare ulteriori modifiche all’articolo.

Wikipedia in tedesco ha 171 amministratori. Significa che un piccolo gruppo di persone deve monitorare milioni di articoli. E, siccome sono poche anche le persone che scrivono il grosso delle voci, si potrebbe avere l’impressione che a fare di Wikipedia quello che è sia una piccola élite piuttosto omogenea.

In effetti, uno studio tedesco del 2019 ha rilevato che i wikipediani hanno in media 40 anni, che più della metà ha una laurea e che uno su dieci ha conseguito perfino un dottorato. Gli autori sono perlopiù maschi bianchi che vivono in Europa o in Nordamerica. La sproporzione di genere è enorme: gli uomini sono il 91 per cento. Lettrici e lettori, invece, sono più o meno equamente rappresentati.

Nel 2018 aveva fatto scalpore che la vincitrice del premio Nobel per la fisica, la canadese Donna Strickland, non avesse una sua pagina su Wikipedia. Anzi, una prima bozza era stata addirittura cancellata. “Non la considerano abbastanza rilevante”, scriveva il settimanale tedesco Der Spiegel. “Wikipedia cassa la voce sulla vincitrice del premio Nobel”. Le cose non stavano proprio così. L’articolo era stato cancellato per ragioni qualitative, che non avevano niente a che fare con l’importanza della studiosa: semplicemente il testo era scritto male, ha dichiarato in un comunicato la fondazione che possiede Wikipedia.

Il problema però c’è: alle donne è dedicato solo il 20 per cento delle biografie presenti. Gli autori sono volontari e quando scrivono scelgono questioni e persone per cui nutrono interesse. Spesso gli interessi di uomini e donne non coincidono.

Di conseguenza Wikipedia è piena di pagine su sport, videogiochi o battaglie della seconda guerra mondiale. Ci sono anche voci dedicate a ogni singola puntata dei Simpson, spesso anche più lunghe degli articoli sulle leggi a tutela della maternità. Il che ci porta a un’altra questione delicata: se Wikipedia è così squilibrata nella scelta degli argomenti, che succede con la politica? La libera enciclopedia è politicamente schierata?

L’enciclopedia libera non vieta l’uso di fonti specifiche, cerca invece di evitare che le pagine si basino su materiale di scarsa qualità

Questa è una delle accuse più pesanti mosse di recente a Wikipedia: la piattaforma non sarebbe un’enciclopedia che raccoglie un sapere neutrale, ma uno strumento al servizio di una visione del mondo woke (termine che indica attenzione alla giustizia sociale, ma usato dalla destra statunitense per criticare un presunto fanatismo della sinistra). Così, però, si mette in discussione il cuore del progetto: il neutral point of view, il punto di vista neutrale.

Capitolo 6. Propaganda e neutralità

Quando si tratta di fatti nudi e crudi, la neutralità non è un problema: Parigi è in Francia, l’acqua gela a zero gradi centigradi, un anno ha dodici mesi. Su buona parte dello scibile, però, l’umanità non riesce a mettersi d’accordo. “Forse”, osservava Jimmy Wales in un’email scritta agli albori di Wikipedia, “la via più semplice è descrivere ciò che le persone credono invece di cercare la verità oggettiva”. Su Wikipedia c’è una lista di argomenti controversi che comprende centinaia di voci su sessualità, omeopatia, ateismo, brexit o Star wars. Ce n’è anche una dedicata a Elton John. “Sì, proprio a Elton John”, conferma Wales. “Cosa ci possa essere di controverso rispetto a Elton John proprio non lo so”.

Siccome non succede mai che tutti siano d’accordo su una cosa, Wikipedia tenta di aggirare il problema riportando lo stato dell’arte su un determinato argomento. Ecco come la mette lo scrittore tedesco Pavel Richter nel libro La storia di Wikipedia. Se la libera enciclopedia fosse esistita ai tempi di Galileo Galilei, con tutta probabilità il suo incipit alla voce “Terra” sarebbe stato questo: “La Terra, che fu creata da Dio in sette giorni, è il centro dell’universo e i restanti corpi celesti (Luna, Sole, pianeti e stelle) ruotano attorno a essa”. Nel seicento era questo il sapere riconosciuto.

Wikipedia non ha la pretesa di stabilire cos’è giusto e cos’è sbagliato: quando una questione è controversa, si limita a citare le diverse posizioni sull’argomento. In linea teorica, un prete cattolico e un’attivista per l’aborto dovrebbero essere in grado di scrivere a quattro mani un articolo sull’interruzione di gravidanza. Potrà risultare sorprendente, ma spesso questo sistema funziona davvero. Nel pomeriggio del 20 gennaio 2025, durante la cerimonia di insediamento di Donald Trump, Elon Musk ha teso il braccio in un gesto che somigliava a un saluto nazista. Poco dopo, qualcuno ha aggiunto la seguente frase alla sua pagina Wikipedia: “Musk sembrava fare un saluto nazista”, citando come fonte un articolo del Jerusalem Post. Pochi minuti dopo, però, un secondo utente l’ha cancellata, sostenendo che violasse le linee guida sulle informazioni diffamatorie nelle biografie di persone viventi. A quel punto sulle pagine di discussione è scoppiata una lite dai toni accesi: era chiaramente un saluto nazista; macché, salutava e basta, guardate bene l’angolazione del palmo della sua mano; Musk è autistico; no, è antisemita.

All’inizio ognuno voleva dire la sua, poi però gli autori hanno capito una cosa: non era compito loro stabilire se Musk avesse fatto il saluto nazista o se si fosse trattato solo di un goffo modo di gesticolare. Bastava scrivere che il 20 gennaio Musk aveva “teso due volte verso l’alto il braccio destro, in direzione della folla”, un gesto che molti, prosegue Wikipedia, hanno interpretato come un saluto nazista, anche se il diretto interessato ha negato che lo fosse.

Insomma, in questo caso è riuscita una cosa che non sempre riesce. Di recente su Wikipedia in inglese è scoppiata una lite per la voce dedicata alla guerra nella Striscia di Gaza, che si apre così: “Il genocidio nella Striscia di Gaza è il persistente, intenzionale e sistematico annientamento del popolo palestinese della Striscia operato da Israele durante la guerra di Gaza”. Alcuni hanno criticato questa formulazione, perché presentava il genocidio come un fatto indiscusso.

Jimmy Wales ha definito questo articolo “un esempio particolarmente eclatante” di quanto sia difficile per Wikipedia mantenersi sempre neutrale. L’articolo è ancora online. Ed è per articoli del genere che Wikipedia è stata accusata di essere politicamente schierata.

Capitolo 7. Musk e i conservatori

La questione è stata indagata durante l’estate del 2025 dal centro studi conservatore Manhattan institute for policy
research: un suo ricercatore ha scandagliato Wikipedia alla ricerca di termini politici da dare in pasto all’intelligenza artificiale per stabilire se avessero connotazione positiva o negativa. Dall’analisi è emersa una tendenza “da lieve a moderata” a dare un giudizio più negativo dei soggetti politici collocati a destra rispetto a chi si colloca a sinistra.

Lettori da tutto il mondo
Visualizzazioni delle pagine di Wikipedia nel dicembre 2025, per paese, milioni (wikimedia foundation)

Wikipedia ha protestato dicendo che nessun essere umano ha mai analizzato le valutazioni fatte dall’intelligenza artificiale, ma da quel momento la ricerca è spesso citata per dimostrare quanto la piattaforma sia di parte.

Per controbilanciare, a ottobre Elon Musk ha fondato Grokipedia, un’enciclopedia basata sull’intelligenza artificiale che fa concorrenza a Wikipedia con poco più di un milione di voci e si propone di dare più spazio al punto di vista conservatore. Musk è da tempo fortemente critico nei confronti di Wikipedia, che chiama “Wokepedia”, in riferimento a quella che ritiene essere la sua ideologia woke. “Se pensa che Wikipedia sia di parte”, osserva Jimmy Wales, “incoraggi chi la pensa come lui a contribuire, invece di rappresentarci come dei pazzi militanti di sinistra, perché non siamo niente del genere”.

Quella sulla neutralità di Wikipedia è una battaglia che si combatte anche in Europa. In Francia l’anno scorso è uscito il libro La face cachée de Wikipédia, il volto nascosto di Wikipedia, scritto da un giornalista e da un ex wikipediano bloccato per conflitti con la community. Secondo i due autori, la piattaforma è diventata una “bolla ideologica”.

Il bersaglio principale del libro è il rapporto di Wikipedia con le fonti: più dei contenuti in sé, infatti, conta quali fonti sono classificate come attendibili. Su Wikipedia in inglese c’è una lista che mette tra le fonti non attendibili testate come il New York Post o Fox News. Su Wikipedia francese, invece, si mette in discussione la credibilità del quotidiano destrorso Le Journal du Dimanche.

Non è che Wikipedia menta, spiegano gli autori del libro, ma favorendo certe fonti rispetto ad altre, fa sentire soltanto una campana. Jimmy Wales, però, puntualizza che l’enciclopedia libera non vieta l’uso di specifiche fonti e cerca invece di evitare che le pagine si basino su materiale di scarsa qualità, indipendentemente dall’orientamento ideologico. Secondo Noam Schank, le liste di fonti attendibili e meno attendibili non sono una grande idea: “Queste categorizzazioni diventano polarizzanti e così rendiamo la vita facile ai nostri detrattori”.

Schank ha vissuto sulla sua pelle quanto possano essere accese le discussioni politiche. Due anni fa ha modificato la pagina dedicata al partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland (Afd, Alternativa per la Germania), e ha cancellato grandi porzioni del testo perché lo riteneva troppo lungo e illeggibile.

Nel farlo ha tolto anche frasi che definivano “di estrema destra” o “fasciste” le dichiarazioni di esponenti dell’Afd. “I lettori”, commenta Schank, “non sono bambini da educare, noi riportiamo i fatti e poi devono essere loro a interpretare come meglio credono le esternazioni dei politici dell’Afd”.

Dopo le modifiche di Schank un wikipediano ha commentato: “Grazie di esserti preso la briga di ripulire questo immondezzaio”. Ma un altro utente non era d’accordo con le modifiche e ne ha rimosse molte, ritenendo doveroso definire ripetutamente di estrema destra l’Afd, per evidenziarne la pericolosità. Schank ha ceduto subito. “Non avevo tempo di mettermi a discutere”. Il numero di utenti disposti a dedicare a Wikipedia tutto il tempo che ci investe lui è da parecchio tempo in costante diminuzione. Ma la sfida più grande che la piattaforma deve affrontare non è questa. Il pericolo vero arriva dalle macchine.

Capitolo 8. Il grande pericolo

Dopo 25 anni Wikipedia sembra godere ancora di buona salute. Nell’esercizio 2024/25 la fondazione Wikimedia, che ha 650 dipendenti, ha incassato quasi 190 milioni di dollari in donazioni, più che negli anni precedenti. Gran parte del denaro viene speso per la tecnologia: server, sicurezza e software.

Gli accessi, però, sono in calo. Negli ultimi mesi Wikipedia ha registrato l’8 per cento in meno di accessi umani rispetto allo stesso periodo del 2024. Invece aumentano gli accessi dei bot, che danno in pasto all’intelligenza artificiale contenuti tratti da Wikipedia.

Risultato: le persone smettono di entrare nel sito e si fanno fare dei riassunti. Sono sempre meno quelle che vedono gli annunci con cui la libera enciclopedia chiede donazioni. Presto Wikipedia potrebbe finire i soldi, e allo stesso tempo si va riempiendo di contenuti, potenzialmente pieni di errori, generati con l’intelligenza artificiale (ia).

Da uno studio della Princeton uni­versity è emerso che è opera dell’ia fino al 5 per cento delle nuove voci pubblicate su Wikipedia in inglese nell’agosto 2024. Un famoso esempio dei rischi connessi a questo esempio è la pagina sulla fortezza di Amberlihisar. Per quasi un anno su Wikipedia c’è stata una pagina scritta con l’ia dedicata a una fortezza ottomana mai esistita.

Solo una volta Noam Schank ha provato a usare ChatGpt per scrivere un articolo. “Non funziona. Ha le allucinazioni”. Può anche darsi che l’ia non funzioni ancora bene come dice Schank, ma ogni giorno fa progressi enormi. E come tutti gli altri autori, i giornalisti, le scrittrici, i compositori e le sceneggiatrici, anche i wikipediani temono che le macchine possano sostituirli.

Che ne sarà di Wikipedia? Non lo sappiamo. Potrebbe trasformarsi in una banca dati nutrita da macchine e usata da macchine. A meno che la gente non s’impunti e continui a scrivere e a monitorare quello che viene scritto. E a cancellare le virgole messe al posto sbagliato. ◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 48. Compra questo numero | Abbonati