Ha ragione Sigfrido Ranucci quando denuncia un attacco eccessivo in una vicenda giudiziaria che lo vede vittima. Hanno ragione quanti tenderebbero a separare le sorti del giornalista da quelle di Report. Ha ragione chi dice che il programma si è concentrato sulle malefatte del centrodestra, e ha ragione chi ricorda che il potere oggi è nelle mani del centrodestra. Ha ragione la redazione che lamenta un mancato coinvolgimento nelle nomine dei futuri conduttori; ha ragione la Rai quando ribadisce che Report è dell’azienda ed è l’azienda a decidere. Hanno ragione le partite iva quando respingono cifre sui compensi buttate lì a caso. E ha ragione Capezzone… No, lui no. Ha ragione chi stigmatizza il narcisismo di Ranucci quando si paragona a Falcone, Borsellino e Regeni, ma ha ragione anche chi presume che in un frullatore sia facile perdere la trebisonda. Ha ragione chi dice che molti servizi della trasmissione fossero costruiti attorno a un teorema; ha ragione la squadra a rivendicare la propria linea editoriale. Hanno ragione quelli che “va bene tutto, ma amici di Lavitola no”, ma ha la sua ragione chi considera quel rapporto legittimo per un cronista. Ha ragione chi ama le vongole sgusciate e ha ragione chi lo considera un alibi patetico. L’unica a sedere dalla parte del torto è una legge del 2015, opera del governo Renzi, che ha di fatto trasferito il servizio pubblico nelle mani di palazzo Chigi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1681 di Internazionale, a pagina 118. Compra questo numero | Abbonati