Le infezioni non attaccano solo i punti deboli del corpo umano, sfruttano anche le debolezze della società. Alcune catastrofi sono di dimensioni ridotte, altre sono lontane. Il Covid-19­ non è nessuna delle due cose: è grande, è qui ed è veloce. Sarà dura, e sarà triste. Ma quanto dura e quanto triste dipende da cosa facciamo adesso. Nel momento in cui scrivo è il 12 marzo. Questo significa che la specie umana ha a disposizione tra le due e le quattro settimane per darsi una svegliata. Non stiamo affrontando solo germi troppo piccoli per l’occhio umano, ma anche ostacoli troppo grandi per essere visti. Sono tempi spaventosi e le persone si stanno comportando in maniera assurda. Il mio cellulare vibra in continuazione a causa dei messaggi dei miei familiari.

Le società sono state rimodellate dalle epidemie da quando esistono. “Le malattie epidemiche non sono eventi casuali che affliggono le società per capriccio e senza avvertimento”, scrive Frank M. Snowden in . “Ogni società crea i propri punti deboli. Studiarle significa capire le strutture sociali”.

Se progetti un’economia che premia l’interesse personale e rende la condivisione un lusso, non sorprende che alcuni si comportino come se fossero nel dilemma del prigioniero

Non importa di chi è la colpa se il Covid-19 sta devastando il pianeta, quello che conta ora è come lo fermiamo. Arrestare una pandemia non è solo una lotta contro la natura, è anche una battaglia con la civiltà. Un virus sfrutta tutte le debolezze di un popolo. Il colera diventò un problema enorme quando le persone cominciarono a spostarsi nelle città in grandi numeri. Rimase un problema finché non inventammo nuovi modi di costruire sistemi fognari cittadini su larga scala, impiegando molti soldi e forza lavoro. Grazie al colera abbiamo capito letteralmente come gestire la nostra merda.

L’ignoranza in materia di germi è un punto debole strutturale. Il bigottismo è un altro. Cosa viene in mente quando si pensa alla civiltà vittoriana? Cappelli assurdi e repressione sessuale. Nell’ottocento l’epidemia di sifilide veniva usata per giustificare sessismo e repressione, quando in realtà entrambi ne facilitavano la diffusione. Oggi le malattie veneree tendono a proliferare all’interno di società dove il sesso è trattato come qualcosa di sporco. Peccato che il virus se ne frega dei princìpi religiosi di chicchessia o delle sue prospettive di rielezione. È moralmente neutro.

Un virus non ha obiettivi, bisogni o desideri; non ha un cervello. Il Covid-19 risparmia in larga parte i bambini e colpisce uomini anziani in maniera sproporzionata. Ma questo non è il karma, non è la ricompensa divina, anche se le persone in balia dell’epidemia di solito credono a storie così semplicistiche perché hanno paura. Le epidemie non cercano di punire nessuno. Lo stiamo facendo a noi stessi ed è questo, come canta il profeta Thom Yorke nel brano Just, che fa veramente male.

Per secoli la specie umana è stata mossa dalla tensione tra individualismo e comportamento collettivo, tra l’obiettivo della realizzazione personale e il bene comune. Abbiamo passato svariati secoli a promuovere una mentalità che rigetta l’impegno collettivo: la maggior parte di noi vive in paesi che sembrano essere pericolosamente convinti che la razza umana sia una cosa da superare. Questo, come dicono su Twitter, è un bel problema. La mentalità comune del neoliberalismo incoraggia l’interesse personale e il pensiero a breve termine. Richiede che la vita sia organizzata attorno a quel tipo d’insicurezza e stress continuo che ci impedisce di pensare al di là del prossimo anno fiscale. Le malattie più gettonate nel prossimo secolo saranno quelle che sfrutteranno la nostra modalità fallimentare di vivere.

La gente non è andata nel panico per il riscaldamento globale, eppure è una crisi molto più grande del Covid-19. La differenza è che il collasso climatico avviene gradualmente

Illudersi non è la stessa cosa che essere ignoranti. L’ignoranza non è il problema in questo caso. È un errore che scienziati, giornalisti e pensatori progressisti fanno di continuo. Molte persone che accumulano mascherine e rubano disinfettante sono consapevoli di agire in modo stupido ed egoista. Ma se non si può fare affidamento sull’altruismo delle persone, il comportamento egoista ha senso a livello emotivo, anche se è irrazionale e pericoloso. Se progetti un’economia mondiale che premia l’interesse personale cieco e rende la condivisione un lusso, non sorprende che alcune persone comincino a comportarsi come se fossero nel dilemma del prigioniero.

“Ciò che è vero per tutti i mali del pianeta è vero anche per la peste. Aiuta gli uomini a elevarsi al di sopra di se stessi”, ha scritto Albert Camus, ed è una citazione a cui fareste meglio ad abituarvi perché la sentirete spesso nelle prossime settimane. Non è del tutto vero, dato che una crisi tende a rivelare la vera natura umana. Mentre scrivo delle vecchiette in Belgio lottano per accaparrarsi gli ultimi rotoli di carta igienica. Il violoncellista Yo-Yo Ma sta mandando in onda registrazioni da casa sua. Siciliani in quarantena suonano insieme, ognuno dal balcone del proprio condominio.

A mezzanotte del Giorno della pandemia sono entrata in un alimentari del quartiere insieme al mio coinquilino per comprare un po’ di beni di prima necessità come gin, vino e la sottomarca dei KitKat. Il negozio sembrava la scena iniziale di un film post-apocalittico. Gli scaffali del sapone erano vuoti, così come quelli dell’acqua e della farina d’avena. Ma era altrettanto sorprendente vedere cos’era rimasto: era pieno di barrette energetiche. A quanto pare nessuno vuole mangiare barrette energetiche come ultima cena, neanche a Los Angeles. Una ragazza con una giacca di jeans imbottita e un’espressione confusa ha afferrato l’ultima patata dolce: “Non so perché la sto comprando. Non mi piacciono neanche, ma sento che ci potrebbe servire”, ha annunciato.

“Sono sopravvissuta a tre guerre. Questa è idiozia!”, ha detto una donna bionda che spingeva un carrello mezzo vuoto. Si chiama Irina, ha 35 anni ed è dell’ex Jugoslavia. “Si esagera. Ovvio che la gente dovrebbe prenderla seriamente e cercare di non contagiare nessuno, ma non ci sono più patate!”.

Le persone fanno scelte strane quando sono spaventate. In questo momento un sacco di millennial al verde stanno andando a lavorare in bar, caffè e celle segrete bdsm perché non possono assolutamente perdere il lavoro e – come hanno dimostrato per decenni quelli che oggi hanno settant’anni – se una crisi che coinvolge la tua specie non ti riguarda personalmente, puoi continuare a fingere che non stia succedendo. Avrei voglia di urlargli contro. Sfortunatamente però urlare non è utile al momento. Non puoi combattere un’epidemia solo avendo ragione. Rimproverare i tuoi amici non è il modo migliore per fargli cambiare atteggiamento. Dobbiamo essere delicati gli uni con gli altri. Dobbiamo allenarci alla fiducia. Perché ora e nei decenni a venire i nostri problemi più grandi non si potranno risolvere se non ci fideremo degli altri.

L’idea del corpo politico è una metafora vecchia. Se la nazione è un organismo sociale, gli Stati Uniti hanno un sistema immunitario debole. Molti statunitensi non possono permettersi di stare a casa se sono malati. Il periodo di malattia che gli viene concesso è breve e perdere una busta paga può significare la catastrofe. Tanti statunitensi non possono permettersi di ammalarsi perché il loro sistema sanitario è un colosso di moderna barbarie. Questo significa che la maggior parte della popolazione ha interiorizzato alcuni dei seguenti concetti: dobbiamo competere selvaggiamente contro gli altri, non ci si può fidare di nessuno, la salute e la prosperità del nostro paese vengono prima di quelle degli altri e, a lungo termine, il pensiero collettivo è meno importante della sopravvivenza individuale. E pare proprio che queste idee siano utili alla diffusione del Covid-19.

Le persone che credono di dover competere selvaggiamente contro gli altri sono poco inclini a condividere con gli altri il detergente per le mani. Le persone che non si fidano di nessuno trovano difficile credere che gli altri rispetteranno la quarantena, quindi perché dovrebbero farlo loro? Le persone che non sono abituate all’idea di bene comune non sanno come comportarsi di fronte a una minaccia comune, se non andando nel panico. Il panico non è utile, ma a volte è un buon punto di partenza.

“Voglio che andiate nel panico”, ha detto l’attivista Greta Thunberg parlando alle Nazioni Unite l’anno corso. Non ci stava suggerendo di cominciare ad accumulare patate. La gente non è andata nel panico per il riscaldamento globale, eppure è una crisi molto più grande del Covid-19. La differenza è che il collasso climatico avviene gradualmente. Certo, su scala mondiale la velocità esponenziale con cui gli ecosistemi stanno andando a farsi fottere toglie il respiro, ma la maggior parte di noi non vede alcuna differenza nel lasso temporale di riferimento per gli esseri umani del tardocapitalismo, ovvero quello tra una busta paga e l’altra. Il collasso climatico avviene al tempo di un’esistenza umana. Il nuovo coronavirus si sta diffondendo a una velocità relativa maggiore. Come per la crisi climatica, non siamo ancora abbastanza avanzati tecnologicamente per arginare il problema con facilità, ma abbiamo le informazioni e la capacità pratica per impedire che diventi un disastro cosmico nell’ordine dell’estinzione umana. Sappiamo cosa fare, o almeno abbiamo abbastanza esperti che sanno cosa fare, e parte del nostro paradigma di sopravvivenza consiste nell’imparare a stare zitti e ad ascoltare i professionisti del settore invece che farci spaventare dalle notizie sensazionalistiche. Puoi comprarti l’immunità dai processi, ma non dalla pandemia.

Questa pandemia è un test per vedere quanto stress regge la specie. È una prova generale per i disastri futuri. È un esame per la nostra capacità di reagire a un disastro globale. Questa volta probabilmente lo supereremo, per un pelo. Non ne usciremo con una marcia trionfale, specialmente alla luce di quanto ci abbiamo messo a chiudere gli aeroporti, e non senza molti lutti, dolore e stress. Ma la civiltà non crollerà quest’anno. Reti di mutuo sostegno si stanno moltiplicando sui social network. Vicini di casa che non si erano mai scambiati più di qualche parola oggi si chiedono a vicenda se hanno bisogno di qualcosa e a volte, timidamente, anche come si chiamano. Sarà terribile e finirà, e quando finirà dovremo rafforzare la nostra resistenza.◆ pm

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Questo articolo è uscito sul numero 1350 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati