L’Europa sembra alle prese con vari problemi storici. Si tratta di questioni importanti, che potrebbero definire il futuro del continente tanto quanto il destino politico della Germania, la situazione delle banche italiane, i negoziati sulla Brexit. Molti greci di recente sono scesi in piazza per protestare contro l’uso del nome Macedonia da parte dell’ex repubblica jugoslava.
A Parigi c’è un acceso dibattito sulla possibilità d’inserire lo scrittore Charles Maurras, intellettuale di spicco dell’ultranazionalismo e dell’antisemitismo francese del novecento, nella lista delle persone da “commemorare” quest’anno. La nuova legge polacca che punisce chiunque accusi la Polonia di complicità con l’olocausto ha fatto nascere polemiche con Israele e con gli Stati Uniti. A gennaio del 2017 in Germania, dove il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (Afd) ha ottenuto 94 seggi in parlamento, un politico di Berlino (di origini palestinesi) ha proposto d’inserire nel percorso d’integrazione dei migranti appena arrivati una visita ai memoriali dei campi di concentramento.
Le paure dell’Europa, nate anche dallo scontento della classe media, sono accompagnate dalla rilettura di nozioni storiche che non sembrano più intoccabili
I contrasti sulla storia dell’Europa non sono nuovi. Un esempio è la disputa su cosa fare della casa di Hitler a Braunau am Inn, in Austria. Il dibattito sull’eredità del colonialismo è ricorrente in Francia, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Per i regimi populisti di Polonia e Ungheria la riscrittura della storia è diventata un punto fermo. L’aggressione della Russia all’Ucraina è stata accompagnata da un’operazione di propaganda sulla presunta lotta al “fascismo”. Le guerre jugoslave negli anni novanta sono state alimentate dalla stessa ripresa manipolativa della retorica della seconda guerra mondiale. La questione riguarda tutto il mondo, ma in Europa questi dibattiti hanno un’eco particolare perché il progetto di costruzione dell’Unione europea è fondato sul superamento di rivalità storiche.
L’Unione europea è stata resa possibile non da un dominio militare né da un armistizio, ma da un paziente riavvicinamento. I tedeschi chiamano questo processo Vergangenheitsbewältigung, una parola che significa analizzare e accettare il passato. Si dice spesso che l’Europa è un antidoto alla guerra, ma una sua caratteristica altrettanto importante è che è stata concepita come un antidoto alle falsificazioni storiche.
La riconciliazione è il concetto cardine su cui poggia l’Unione. È per questo che gli attacchi greci contro la Germania durante la crisi dell’eurozona (quando Angela Merkel era dipinta con un elmetto nazista da alcuni manifestanti ad Atene) erano preoccupanti. Ed è per questo che la crisi dei rifugiati del 2015 nei Balcani ha fatto temere che nella regione esplodessero di nuovo dei conflitti.
La storia non è finita nel 1989, ma adesso è tornata alla grande. Non mancano i discorsi sull’Europa pieni di riferimenti storici. È più difficile trovare eventi, memoriali, dichiarazioni o musei dove il mosaico europeo di storie nazionali sia presentato in modo da comprendere le esperienze di altri paesi del continente. Gli europei continuano a vedere la storia degli altri attraverso il prisma del passato nazionale. Questo alimenta il divario psicologico tra est e ovest, ma anche tra nord e sud. Le interpretazioni storiche divergenti possono scatenare scontri. Allo stesso modo, possono produrre indifferenza quando le cose vanno male. Nel 2007 lo spostamento di un memoriale di guerra sovietico a Tallin, la capitale dell’Estonia, servì alla Russia come pretesto per lanciare il suo primo ciberattacco contro le istituzioni di un paese straniero. Al resto del continente è servito tempo per capire l’importanza di quell’episodio.
Visitare i musei europei significa toccare con mano quest’esperienza di frammentazione. Nessuno ha fatto più sforzi della Germania per assumersi le proprie responsabilità per i crimini passati. Ma altrove la Vergangenheitsbewältigung è ancora un cantiere aperto. Avevo questo in mente quando, di recente, ho visitato il museo di storia locale di Marsiglia. Dopo la conquista francese dell’Algeria nel 1830, la città portuale si arricchì, ma il museo dice poco delle sofferenze imposte da quella conquista.
Le paure dell’Europa, nate anche dallo scontento della classe media, sono accompagnate dalla rilettura di nozioni storiche che non sembrano più intoccabili. Non è un’amnesia, ma una frenetica miscela di letture controverse della storia. Oggi tutto può essere ridiscusso. Il consenso fondato sulle verità accertate non è più garantito.
Nel 2017 circa cento storici e scrittori di diversi paesi hanno cercato di riunire il mosaico delle memorie europee in un affascinante libro pubblicato a Parigi e intitolato Europa, nôtre histoire. Sempre nel 2017 le istituzioni europee hanno inaugurato un museo a Bruxelles, dedicato al passato comune dell’Europa e al modo in cui il continente ha cercato di superare i momenti più bui. È pensato per essere interattivo e attirare le giovani generazioni. È proprio quello di cui abbiamo bisogno. ◆ ff
**NATALIE NOUGAYRÈDE **
è una giornalista francese. È stata corrispondente di Libération e della Bbc dalla Cecoslovacchia e dal Caucaso e ha diretto Le Monde dal 2013 al 2014. Scrive questa column per il Guardian.
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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati





