Èpassato un secolo dalla nascita degli stati del mondo arabo moderno, in gran parte costruito dalle potenze straniere. Per capire la storia turbolenta di questa fase storica basta guardare la Siria. Nella Siria devastata di oggi sono presenti tutte le tendenze che modellano la regione, rafforzano i sentimenti popolari e il potere di vari gruppi, attirano le potenze regionali e globali, e hanno conseguenze sul resto del mondo. Nel 2017 la Siria merita un’attenzione particolare, proprio come nel 1917. Il fatto che questo paese attiri gli eserciti stranieri vicini e lontani, come accadeva un secolo fa o diversi millenni fa, ha a che fare più con gli interessi strategici degli stati in questione che con qualsiasi aspetto intrinseco alla Siria, diventata il fantasma dell’instabile sistema statale globale, un fantasma che ci perseguita.

È sorprendente vedere la Russia, la Turchia e l’Iran incontrarsi regolarmente per negoziare il futuro della Siria in base ai loro interessi, proprio come fecero Francia e Regno Unito nel 1917. Questa è la lezione della tumultuosa storia moderna del paese: definire uno stato sovrano basandosi sugli interessi delle potenze straniere porta solo tensioni e conflitti. I britannici e i francesi non hanno imparato questa lezione. Russi, iraniani, turchi e sauditi dovrebbero tenerne conto mentre organizzano i loro incontri a Soči, Ginevra, Mosca, Astana, Riyadh e nelle altre Disneyland diplomatiche, pronti a creare una nuova Siria di loro gradimento.

È sorprendente vedere la Russia, la Turchia e l’Iran incontrarsi per negoziare il futuro della Siria in base ai loro interessi, proprio come fecero Francia e Regno Unito un secolo fa

Il caos siriano, esploso con la rivolta del 2011, in realtà è cominciato dopo la fine della guerra fredda nel 1990, con l’apertura di una nuova fase nella storia della regione: gli stati stabili, controllati da governi centrali onnipotenti e sostenuti dalle grandi potenze, si sono trasformati in stati frammentati in cui forze interne non statali e forze esterne dividono la sovranità con governi in crisi (le eccezioni sono i paesi ricchi di risorse energetiche, ma anche qui ci sono crisi politiche o economiche, per esempio in Bahrein, Arabia Saudita, Libia, Algeria, Oman e Iraq). Siamo al centro di una grande e caotica trasformazione storica, non di un casuale collasso degli stati o del loro ordine regionale. Dal 1990 in Siria hanno agito le principali tendenze che oggi affliggono la regione. Ecco una lista delle più significative.

L’inarrestabile espansione della corruzione e dell’influenza dell’esercito, che determina una gestione economica disastrosa di terre ricche di risorse.

La repressione militare di ribellioni non violente contro l’autoritarismo.

La riduzione dei servizi ai cittadini e dell’autorità del governo centrale dovuta a una combinazione d’incompetenza manageriale, violenza politica, insolvenza finanziaria e mancanza di legittimità.

La compromissione dell’integrità delle comunità agricole che porta all’urbanizzazione selvaggia, con servizi sociali e opportunità di lavoro inferiori alle necessità.

L’ascesa di organizzazioni tribali, religiose, etniche, ideologiche e professionali che sostituiscono lo stato nella gestione dell’identità, della sicurezza, dei servizi di base, delle opportunità e della difesa della dignità umana.

L’aumento degli scontri interni e la militarizzazione della politica, che portano a uno stato di tensione permanente e a episodi di violenza e terrorismo.

L’aumento dell’interventismo militare delle potenze regionali e globali che creano proprie zone d’influenza.

La creazione di spazi non governati in cui mettono radici i ribelli e le organizzazioni terroristiche come Al Qaeda e il gruppo Stato islamico (Is).

La trasformazione dell’economia nazionale in uno sciacallaggio di guerra e la presenza di reti criminali che creano una nuova élite di potere.

La frammentazione dell’autorità statale e dell’integrità territoriale che porta alla scissione della sovranità (la regione curda, i tentativi di creare proto-stati islamici, o le aree controllate dagli eserciti stranieri).

La resistenza dei cittadini a farsi carico delle comunità che hanno difficoltà a tornare a obbedire a uno stato centrale autoritario e corrotto.

I tentativi delle potenze straniere di rimodellare il paese, ignorando la volontà dei cittadini.

Da questa lista possiamo trarre due conclusioni. Innanzitutto che l’autorità, l’identità e la sovranità in questa terra a maggioranza araba sono riconfigurate dall’incontro di potenze locali, regionali e straniere, i cui interessi non coincidono e cambiano in base ai risultati a breve termine. E poi che in presenza di una potenza globale non esiste una “comunità internazionale” che possa imporre princìpi etici e politici universali. La Siria è il teatro del nostro sgomento, ma i protagonisti di questa triste storia sono le potenze mediorientali e straniere. I risultati sul campo sono modellati dal settarismo, dalla potenza militare e dal numero di combattenti, non da valori astratti universali. Quando le forze aeree di Vladimir Putin si scontrano con l’umanesimo di Voltaire, non c’è storia. Vincono le bombe. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1234 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati