The Economist ha pubblicato uno strano e discusso articolo contro l’economista più famoso del momento, il premio Nobel Daron Acemoğlu. Uno dei giornali più misurati del mondo usa virgolettati anonimi e commenti sarcastici per deridere lo studioso turco-statunitense dell’Mit, che ha appena pubblicato un libro sulla crisi della democrazia. Molte critiche sono legittime, altre superficiali (ridurre i suoi studi sulle istituzioni a poche righe è ingeneroso), e si attribuisce sempre ad Acemoğlu qualunque pecca, anche se quasi sempre pubblica libri e articoli scientifici insieme ad altri colleghi. Perché tanto accanimento? Escludendo i rancori personali, resta un dato sistemico: l’arrivo dell’intelligenza artificiale sta cambiando la ricerca economica. Con l’ia è molto più facile replicare gli studi degli altri, trovare errori (un dato copiato male, un pasticcio nel codice), mettendo in crisi i modelli di carriera fondati sulla pubblicazione in riviste scientifiche. Sia perché ormai le revisioni si fanno con l’ia sia perché la produzione aumenta e la lunghezza di un _paper _o la quantità di calcoli matematici non sono più indicative della sua qualità. L’attacco ad Acemoğlu è forse il sintomo di una crisi delle strutture che conferivano potere e autorevolezza nella professione. Una crisi che Acemoğlu, che ha sempre posizioni molto caute nel dibattito sulle conseguenze dell’ia, non aveva previsto. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati





